
Le cose in natura semplicemente crescono

La trama
Yiyun Li e suo marito hanno avuto due figli e li hanno persi entrambi: Vincent nel 2017, a sedici anni, e James nel 2024, a diciannove. Entrambi hanno scelto il suicidio, ed entrambi sono morti non lontano da casa. Di fronte a un dolore che sottrae le parole non sono sufficienti a esprimere, Le cose in natura semplicemente crescono è un memoir intimo e radicale sul rapporto tra pensiero, lingua e perdita. Li si av- vicina all’inaccettabile senza addomesticarlo, interrogando il linguaggio nella sua insufficienza e nella sua ostinata necessità. Per continuare a dare spazio a James, si aggrappa a ciò che nella lingua resiste: Vincent e James non appartengono a un passato concluso, ma erano, sono e saranno, così come lei e suo marito erano, sono e saranno per sempre i loro genitori. È a partire da questa consapevolezza che Li continua a vivere accanto alla perdita, dedicandosi a “ciò che funziona”: scrivere, ma anche coltivare il giardino, leggere Albert Camus e Ludwig Wittgenstein, imparare a suonare il pianoforte. Questo è un libro per James, ma non è un libro sul lutto. Le cose in natura semplicemente crescono è un’opera di straordinaria intensità, in cui la riflessione filosofica e l’esperienza più personale diventano la luminosa testimonianza della forza indomabile di Yiyun Li.
– Struggente-
Le cose in natura semplicemente crescono di Yiyun Li (NN Editore) è una lettura che ho affrontato quasi per caso. L’ho comprato una mattina in cui tutto sembrava destinato a girare male. E invece i libri sanno sempre quando è il loro momento. Questo mi ha catturata fin dall’incipit:
“Non c’è un modo giusto per dirlo”: quando arriva, la polizia introduce inesorabilmente la cattiva notizia con questa frase, come se la sua presenza non fosse già di pessimo auspicio. La prima volta che la sentii, sapevo già di cosa mi avrebbero informata.
Al centro c’è un dolore inimmaginabile: l’autrice ha perso entrambi i figli per suicidio e lei stessa, tempo prima, aveva tentato di togliersi la vita. Una successione di tragedie che forse avrei trovato eccessiva in un romanzo. Qui, però, è accaduto tutto davvero, e già questo rende difficile trovare le parole per parlarne.

Ho letto diversi libri sul lutto e sulla perdita di un figlio, ma questo mi è sembrato diverso. Era il mio primo incontro con Yiyun Li e ho fatto fatica a entrare nel suo modo di raccontare il dolore. Ho avvertito una distanza che non riuscivo a colmare, senza capire se dipendesse dalla scrittura o da una mia forma di difesa davanti a un’esperienza tanto dolorosa. Di certo ho incontrato una voce che non conoscevo e che non sempre sono riuscita a sentire vicina.
Le cose in natura semplicemente crescono è ricchissimo di riferimenti letterari: dalla trilogia di Rebecca West alla saga dei Cazalet, tornano libri e autori che hanno accompagnato la sua vita di scrittrice e di lettrice. Mi ha colpita ritrovare, dentro un’esperienza tanto lontana dalla mia, letture conosciute: piccoli punti di contatto, anche nei passaggi in cui avvertivo maggiore distanza.
È difficile esprimere un giudizio su un libro così. L’argomento è talmente intenso e delicato che ammettere di non essermi sentita del tutto coinvolta mi fa quasi sentire cattiva. Eppure, per gran parte della lettura, è stato così. Riconoscevo il peso di ciò che leggevo, ma non riuscivo ad avvicinarmi quanto avrei immaginato. Solo nella parte finale qualcosa è cambiato e mi sono sentita più partecipe. Forse è stata una forma di difesa, non lo so. Forse ho faticato ad accettare ciò che queste pagine mi mettevano davanti: possiamo amare qualcuno e continuare a non comprenderlo fino in fondo. Anche chi ci è più vicino può conservare una parte di sé alla quale non abbiamo accesso. E dopo una perdita restano anche quelle domande, insieme a tutto il resto.
Tra le parole che mi porto via ci sono queste:
“Il verbo che non muore è ‘essere’. Vincent era, è e sarà sempre Vincent. James era, è e sarà sempre James. Noi eravamo, siamo e saremo sempre i loro genitori. Non esiste adesso e prima, adesso e dopo; c’è solo adesso e adesso e adesso e adesso”.
In quel “saremo sempre” ho trovato una vicinanza che altrove mi era mancata. Il legame rimane, anche quando non è più possibile aggiungere un solo giorno alla vita insieme.
Le cose in natura semplicemente crescono è…

Struggente certo, ma anche delicato. Nelle pagine c’è una disperazione sussurrata, una disperazione che fotografa uno stato di cose. Dopo la morte di James l’autrice va comunque alla lezione di pianoforte. Si aggrappa con le unghie e con i denti a una quotidianità che non ha più senso ma continua ad esistere e tiene insieme i pezzi di altre vite che no, non torneranno mai più come prima. Non sappiamo come Vincent e James si sono tolti la vita, o meglio, non conosciamo i dettagli perché non si legge Le cose in natura semplicemente crescono per guardare dal buco della serratura, ma per trovare un po’ di pace. Anche all’inferno.
Mi è piaciuto anche che dimostrasse la differenza tra i figli e quindi nel lutto. Come gli autori di un certo spessore, Yiyun Li cerca conforto, risposte e modi per andare avanti nella letteratura, perché queste vite non sono separate, e non lo saranno mai. Mi rendo conto di non aver raccontato molto, mi sento in difficoltà e forse non sarebbe anche giusto. Questo romanzo va scoperto, un po’ alla volta.
Consigliato per chi è in cerca di un memoir inteso, struggente e indimenticabile.
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