RECENSIONE: Il grande animale (Gabriele Di Fronzo)

RECENSIONE: Il grande animale (Gabriele Di Fronzo)Valutazione: three-half-stars

Il grande animale di Gabriele Di Fronzo
Pubblicato da: Nottetempo il 2016
Genere: Fiction, General
Pagine: 161
ISBN: 9788874525782

La trama

Francesco Colloneve, imbalsamatore per mestiere, ha imparato che non c'è modo di scampare alla perdita e dunque tanto vale esercitarsi in tutti quei gesti che aiutano a sopravvivere agli abbandoni. Quando il padre si ammala, la sua memoria tarlata è l'occasione per ricordare insieme mancanze e colpe di cui Francesco porta ancora i segni. Ma è alla morte del genitore, da cui si è dovuto trasferire, che Colloneve - esperto di abbandoni per indole nonché per professione - dovrà usare tutte le sue strategie per trasformare il dolore del lutto in un incantesimo di eternità. Perché se, come ha scritto Elizabeth Bishop, "l'arte di perdere non è difficile da imparare", più complicata è l'arte di sopravvivere alle cose perse. In questo suo romanzo di esordio, con una lingua esatta e tagliente - che evoca gli strumenti del suo protagonista Di Fronzo ci racconta come far si che ciò che altrimenti subito scomparirebbe, rimanga nostro per sempre.

– Confine –

Il grande animale di Gabriele Di Fronzo (Nottetempo) è un libro che non può lasciare indifferenti. Trovato come consiglio sulla comunità di Billy, mi ha incuriosito subito. Una lettura relativamente breve, credevo che mi sarei bevuta il testo in poche ore, che l’avrei amato ma… nessuno mi aveva messo in guardia su quanto potesse essere dolorosa questa lettura. In effetti l’ho letto in poche ore, su quello almeno non mi sbagliavo, ma per assorbirlo ce ne sono volute molte di più, il fastidio provocato è persistente: come avevo già anticipato, l’ho letto come si strappa un cerotto. Velocemente, perché volevo arrivare alla fine, capire, piangere, soffrire, amare… e poi sono rimasta a guardarmi i segni che mi ha lasciato quel cerotto strappato via così violentemente.

Non voglio spaventare nessuno, ma solo mettervi in guardia:  Il grande animale è di una freddezza chirurgica e al tempo stesso trabocca di emozioni, colpisce e accarezza, fa soffrire e dà conforto.

Francesco Colloneve è un imbalsamatore, lo seguiamo durante le operazioni  del suo mestiere mentre apre i corpi degli animali, si prende cura di loro, li restituisce all’eternità svuotandoli, il suo lavoro come ci dirà nel libro: ha a che fare con la parte viva dei morti.

Ed è proprio questa la chiave di lettura di tutto il romanzo. Alla sua porta bussano persone diverse con al seguito animali da compagnia differenti e ogni operazione non è mai la stessa. Mestiere e vita si incrociano sullo stesso binario quando il papà di Francesco si ammala e lui accetta di andare a vivere a casa sua per prestargli assistenza.

Di questo libro colpiscono i dettagli: penso alle pareti bianche, a una scarpa senza tacco che tale resterà, al respiro del padre, all’accappatoio abbandonato in bagno, ai riti… Il grande animale è un romanzo che si frammenta, i paragrafi sono tanti, i dialoghi pochissimi. Quindi la modalità “strappiamo il cerotto” non è adatta per cogliere ogni sfumatura, ogni frase è fondamentale così come azione. Io non riuscivo a fermarmi perché mi stava toccato troppo, stava punzecchiando una parte di me che non volevo mostrare, anche se Francesco mi mostrava tutto.

Siamo nello stanzino in cui  lui lavora e un attimo dopo siamo con il padre a fare degli esercizi di memoria, eh sì perché la malattia che affligge il genitore del nostro protagonista colpisce i ricordi, il momento successivo ancora riviviamo le umiliazioni di Francesco ragazzino che non è mai riuscito a rendere orgoglioso il papà.

Francesco sa che il padre se ne sta andando e così il contrasto tra ciò che è stato, il pieno della vita, e ciò che è adesso, l’anticamera della morte, è ancora più forte. Il romanzo si sdoppia: abbiamo due tempi e due spazi che si muovono a velocità diverse ma a un certo punto, inevitabilmente si incontrano. Come? Grottescamente.

Per conoscere nei dettagli il colore che esprime il vuoto, le tonalità che possiede, e come migliorale, spetta senz’altro un insegnamento al proprio occhio, non è vero che la sua essenza cromatica sia la trasparenza o il traslucido, può essere marrone o gialla, verde acqua o verde scura, può mantenersi nera fino a un attimo prima e poi passare al bianco, il vuoto è cangiante e va già bene che non si comporti come un camaleonte , sono fortunato cioè che non si adatti alle mie mani  fino a diventare rossastro o più scuro dove ho i palmi ormai incalliti: riconosco fiducia al mio occhio, del resto ci ha passato sopra un gran tempo prima di saper decifrare il vuoto come è capace adesso.

E’ inevitabile per i figli affrontare la morte dei genitori eppure non si è mai pronti. Francesco si rifugia per rifiutare o accettare (vedete voi) il lutto nei gesti rassicuranti, ma che noi troviamo decisamente inquietanti,  di ogni giorno.  I due piani dell’esistenza, vita e morte, e i due tempi della narrazione si incontrano proprio qui: nella casa del padre, tra gli oggetti che sono stati e che non potranno più essere. E’ qui che mi sono sentita “violata”, ma oltre non posso andare…

Il grande animale è…

Prezzo: EUR 10,20
Da: EUR 12,00
Un libro che si gioca sul confine tra la vita e la morte. Di Fronzo è un equilibrista che si muove su questo filo sottilissimo in diverse occasioni: durante il processo di imbalsamazione, durante il lutto, durante lo smembramento dell’abitazione… I piani si rincorrono, si fondono e si ridividono senza che ce ne accorgiamo. Solo alla fine ho cominciato a pormi domande… gli oggetti e il vuoto. E anche io vivo il mio sdoppiamento: per me i ricordi sono principalmente legati agli odori eppure… chi mi conosce lo sa, sono un’accumulatrice seriale. Per me circondarmi di cose che mi ricordano persone e momenti è felicità,  ma al tempo stesso è profonda tristezza, altre volte malinconia, ma il vuoto… il vuoto per me significa solo perdita.

E’ difficile raccontare un libro che si svolge tutto nella testa del personaggio e nella testa del lettore, ognuno declinerà la storia a modo suo, mischiando la propria esperienza, le proprie sensazioni e chissà, magari giunti alla fine del libro qualcuno di voi penserà all’opposto di me, che il vuoto è rinascita, possibilità, eternità.

Consigliato per chi ha voglia di immergersi in una storia che lascia il segno, originale, che sfida le convenzioni, ci fa riflettere sulla morte e quindi inevitabilmente, sulla vita.

Rileggo la recensione, ci sono tante virgole e poi all’improvviso si corre nel libro e dopo ancora troppe virgole. Come se… come se l’avessi scritta in due tempi diversi.

 

three-half-stars

Alcune note su Gabriele Di Fronzo

Gabriele Di Fronzo

Gabriele Di Fronzo è nato a Torino nel 1984. Collabora con L’Indice dei Libri del Mese. Ha pubblicato racconti su Nuovi Argomenti e Linus.

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