
I testamenti

La trama
«Il nostro tempo insieme sta per cominciare, mio lettore. Può darsi che vedrai queste pagine come un fragile scrigno da aprire con la massima cura. Può darsi che le strapperai o le brucerai: con le parole accade spesso».
Hai fra le mani un’arma pericolosa, caricata con i segreti di tre donne di Gilead. Stanno rischiando la vita per te. Per tutti noi.
Prima di entrare nel loro mondo, forse vorrai armarti anche di questi pensieri:
«La conoscenza è potere».
«La Storia non si ripete, ma fa rima con sé stessa».
– Distante –
Ho comprato I testamenti di Margaret Atwood (Ponte alle Grazie) appena uscito, quando ne parlavano tutti e le mie aspettative erano altissime. Con Il racconto dell’ancella (LEGGI QUI la mia recensione) avevo avuto un rapporto complicato: non mi aveva conquistata del tutto, ma gli riconoscevo l’originalità e, soprattutto, quel senso di angoscia che era impossibile scrollarsi di dosso.
La vita di Difred, il controllo sul corpo delle donne, la violenza diventata legge e abitudine: erano immagini che mi erano rimaste addosso anche dopo aver chiuso il libro. Per questo ero curiosa di tornare a Gilead. Non avevo amato tutto del primo romanzo, eppure quel mondo aveva lasciato una traccia. Volevo capire che cosa fosse successo dopo e quali altre storie potessero nascondersi dietro le sue regole.
Poi I testamenti è rimasto ad aspettarmi per anni. Nel frattempo le aspettative sono rimaste lì, insieme alla curiosità.
I testamenti di Margaret Atwood

Il nostro tempo insieme sta per cominciare, mio lettore. Può darsi che vedrai queste pagine come un fragile scrigno da aprire con la massima cura. Può darsi che le strapperai o le brucerai: con le parole accade spesso.
Mi piace questa idea: qualcuno affida le proprie parole a chi verrà dopo, senza sapere che cosa ne farà. Potranno essere conservate, ascoltate, distrutte. In un mondo nel quale la conoscenza viene controllata, raccontare la propria storia significa già correre un rischio.
Il romanzo intreccia tre voci: quelle di Zia Lydia, Agnes Jemima e Daisy, nella cui vicenda entra la storia di Baby Nicole. Tre donne che osservano Gilead da posizioni diverse, con esperienze e possibilità di comprensione molto lontane. Ho apprezzato questa scelta. Dopo il punto di vista del primo romanzo, poter guardare quel mondo attraverso altre esperienze mi sembrava una possibilità interessante. Ne I testamenti c’è sicuramente più ritmo e si arriva in fondo più rapidamente. La scorrevolezza, però, almeno per me, non si è tradotta in un maggiore coinvolgimento.
Superato l’inizio, devo ammettere di essermi sentita confusa e, a tratti, anche un po’ annoiata. Mi distraevo parecchio e riprendere il filo non era sempre facile. Tornavo alle pagine e dovevo ricostruire i collegamenti, ricordare dove fossi rimasta, ritrovare l’attenzione.
Le tre storie non mi hanno coinvolta allo stesso modo. Quella legata a Baby Nicole è la parte che mi ha convinta meno; l’unica voce alla quale mi sono sentita davvero vicina è stata quella di Agnes.

Agnes è cresciuta dentro Gilead. Le sue regole fanno parte della sua educazione, del modo in cui le è stato insegnato a guardare sé stessa e gli altri. Non ha un prima con cui confrontarle. È questo che ho trovato interessante: seguire qualcuno che scopre poco alla volta quanto sia terribile il mondo che ha sempre considerato normale. Quando cerca di sottrarsi a un matrimonio imposto, il controllo del regime diventa qualcosa di molto concreto. Riguarda il suo corpo, il suo futuro, la possibilità di scegliere che cosa fare della propria vita. È soprattutto attraverso di lei che ho ritrovato un’inquietudine capace di raggiungermi. Quanto è difficile riconoscere un’ingiustizia quando tutti, intorno a noi, ci hanno insegnato che è giusta? Quando persino le parole per descriverla sono quelle di chi la impone? Agnes comincia a farsi delle domande, e io avevo voglia di accompagnarla nella ricerca delle risposte.Con le altre voci sono rimasta più distante. Il loro alternarsi, che inizialmente avevo accolto con curiosità, non è bastato a tenermi dentro la storia. Andavo avanti, senza sentire abbastanza spesso quel desiderio di tornare al libro che per me fa la differenza. Quanto dipende dal romanzo e quanto da me? È una domanda che mi sono fatta. So di essermi distratta e non voglio trasformare ogni mia difficoltà in un difetto del libro. Però anche quella distrazione racconta qualcosa della mia esperienza: queste pagine non riuscivano a trattenermi quanto avrei voluto.
Ho letto qualche recensione qua e là per farmi un’idea e ho trovato giudizi molto distanti. C’è chi considera I testamenti un seguito non necessario, del quale non sentiva il bisogno, e chi lo ha trovato splendido. Io posso dire che la curiosità di tornare a Gilead c’era, ma il coinvolgimento che cercavo è arrivato soltanto a tratti.
Forse con questi romanzi è un po’ come in quelle storie che finiscono con “non sei tu, sono io”. Riconosco idee e temi che mi interessano, trovo passaggi sui quali fermarmi, ma poi rimane una distanza che non riesco a colmare. E, detto questo, non ho ancora visto nemmeno la serie del Racconto dell’ancella. Ho provato due volte a guardare la prima puntata e due volte mi sono fermata perché mi annoiavo. Non posso giudicare una serie che non ho visto, naturalmente, ma anche questo mi fa pensare che faccia fatica a entrare in questo mondo… Nel complesso sono contenta di aver letto I testamenti e di essere tornata a Gilead, anche solo per seguire la storia di Agnes. È stata una lettura che mi ha aiutata a capire meglio anche i miei gusti: per quanto i temi mi interessino, questo genere di romanzo fa fatica a coinvolgermi.
I testamenti è…
Distante. Un romanzo che ho letto più rapidamente del precedente, ma nel quale mi sono anche distratta parecchio. Ho apprezzato la scelta delle tre voci, senza affezionarmi a tutte: Agnes è quella che mi ha convinta, con la sua scoperta graduale delle contraddizioni e degli orrori di Gilead. Sono contenta di averlo letto, anche se non mi ha conquistata. Forse quel “non sei tu, sono io” descrive bene la sensazione che mi è rimasta: ci sono cose che riconosco e apprezzo, ma nel complesso non è il mio genere.
Consigliato per chi è in cerca di una lettura originale e per chi ha amato Il racconto dell’ancella, io sono rimasta decisamente tiepida.
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