Lolly Willowes o l'amoroso cacciatore
La trama
Lolly Willowes è una donna amabile e solitaria, «benestante e con tutta probabilità destinata a non sposarsi». Va a Londra dal fratello maggiore. Ma rimane sempre un essere a parte rispetto alla famiglia, dove a poco a poco diventa una «zia Lolly» che tutti pensano di conoscere come un soprammobile. Intanto la mente di Lolly vaga, si allontana, si estrania in modo irrevocabile dal perbenismo bonariamente coercitivo dei suoi parenti.Lolly, in verità, cova da sempre in sé qualcosa, che è una vocazione: la vocazione della strega. Nella sua vita, osservata dall’esterno, sembra che non accada mai nulla. E invece in lei si tesse «un complotto di tenebra». Così, un giorno, Lolly si scrolla di dosso ogni vincolo e va a vivere da sola, in campagna. Ancora non sa che lì è andata per offrirsi come preda al Principe delle Tenebre. Che sarà puntuale ad aspettarla.Con impavida naturalezza, con ironica euforia, Lolly scopre una notte di trovarsi in mezzo a un Sabba e riconosce negli altri accoliti molti fra i suoi paciosi compaesani. Ma più che al Sabba, che finisce sempre per somigliare un po’ a un ballo di beneficenza, Lolly è incline al colloquio con il Demonio, si presenti egli come un gatto irsuto o come un guardacaccia o come un paesaggio (e rare volte il paesaggio ha parlato come in questo romanzo). Allora si accende una superba esaltazione amorosa. Lolly, la «vergine negletta», ormai irraggiungibile dalla tediosità del mondo («No! Non mi avrete. Non tornerò indietro»), ha scoperto quanto vi è di esplosivo in lei («Ma le donne lo sanno di essere dinamite, e non vedono l’ora che si verifichi l’esplosione che renderà loro giustizia»). Di quella deflagrazione farà dono al suo «amoroso cacciatore», dallo sguardo «che non desidera e che non giudica», con il quale Lolly intreccia il suo dialogo, capriccioso e sottile, fra l’amante e l’amata: «Tu sei oltre, i miei pensieri sprizzano da te come nella teoria della forza centrifuga».
– Ammaliante –
Lolly Willowes o l’amoroso cacciatore di Sylvia Townsend Warner (Adelphi Edizioni) è il libro che ho comprato durante la mia fuga a Firenze. Una bellissima sorpresa, sono rimasta colpita dalla copertina e quando sono arrivata alla Giunti Odeon non ho avuto dubbi: sarebbe tornato a casa con me quel libro.
Lolly Willowes è una donna come tante e la sua vita sembra destinata a trascorrere senza picchi di nessuna sorta. Eppure c’è un’inquietudine che da prima è sottile e poi esplode nella seconda parte del libro. Lolly è rimasta sola, alla morte del padre si trasferisce a casa del fratello, quello che doveva essere un soggiorno temporaneo si trasformerà in un trasferimento perenne.
Quel turbamento non aveva attinenza con la sua vita. Saliva dal terreno con l’odore delle foglie morte: la seguiva per le strade all’imbrunire, sorgeva innanzi a lei alla vista della luna alta nel cielo. «Adesso! Adesso!» diceva, e niente più. Sembrava che la luna avesse strappato le foglie dagli alberi per poterla fissare più imperiosa. A volte Laura cercava di spiegarsi il proprio malessere dicendosi che stava invecchiando, e che l’anno che moriva le rammentava la sua stessa morte. Si paragonava a una ghianda che matura, e nei giorni e nelle notti autunnali e senza vento sente la terra attirarla a sé con forza sempre maggiore. L’immagine era molto poetica e appropriata, ma non spiegava ciò che lei sentiva. Non era smodatamente ansiosa né di vivere né di morire: perché allora l’ansia la straziava?
Laura, soprannominata Lolly dai nipoti, è rimasta zitella. Il fatto non la disturba, trascorre le sue giornate cercando di non essere d’impiccio a fratello e cognata. Ama i fiori, la natura ma niente riesce a calmare l’inquietudine che sente nel cuore.
Mi sono rispecchiata molto in Lolly (non solo perché è una zitella con un gatto) perché è tornata a respirare soltanto quando ha trovato un posto da chiamare casa. La sua casa, come la mia del resto, è costituita principalmente dalla natura e dal silenzio.
L’autunno provoca in lei un turbamento impossibile da governare: ha bisogno di vagare nel bosco, di allontanarsi da tutti. Deve smettere di essere zia Lolly per ritrovarsi, per essere finalmente Laura. A quarantasette anni prende in mano la propria vita e decide di trasferirsi a Great Mop. Una donna sola che sceglie di abitare per conto proprio, uno scandalo per la sua famiglia. Inaccettabile. Laura non dispone nemmeno dei propri averi, gestisce tutto il fratello, ora “la ricreazione” è finita. Laura pretende di gestire i propri soldi e finalmente la propria vita.
Si trasferisce e dopo qualche giorno di misteriosa insoddisfazione arriva la svolta. Un gatto si è insinuato in casa… arrivato da dove? Così Lolly Willows stipulerà un patto con il diavolo.
Qui comincia un’altra storia, in cui i protagonisti sono gli incantesimi e patti con il diavolo oltre ovviamente ai ritrovi delle streghe. Il registro è decisamente diverso e anche il ritmo di esasperante lentezza viene abbandonato. Lolly si ritrova e abbraccia finalmente la libertà.
Lolly Willowes o l’amoroso cacciatore è…
Ammaliante. Lolly viene conquistata da Satana, noi da Sylvia Townsend Warner.
Non si diventa streghe per fare del male a questo e quello, e nemmeno per fargli del bene come dame di carità a cavallo di una scopa. È proprio per sfuggire a tutto questo… per avere una vita propria e non un’esistenza elemosinata dagli altri.
Questa ai primi del Novecento era l’unica strada per essere libere? Forse sì, tanta strada è stata fatta e tanta ancora da fare. Mi è piaciuto lo stile, ho adorato le descrizioni della natura e la capacità di dosare la tensione e cambiare tono in un battito di ciglia.
Io come sempre in questo periodo mi scuso per eventuali errori e dimenticanze nella recensione (non è facile lavorare dal lunedì alla domenica e poi ritagliarsi lo spazio per scrivere ancora) ma spero di essere riuscita ad incuriosirvi.
Consigliato per chi è in cerca di una storia originale, spiazzante e decisamente piacevole. Non ho dato quattro stelle perché avrei preferito una seconda parte più approfondita ma sono certa di voler leggere altro di Warner.
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