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Jean Rhys protagonista nel podcast Morgana

Viaggio nel buio - Jean Rhys - Adelphi

Da quasi un mese ho preso la buona abitudine di ascoltare i podcast mentre vado a lavorare. Mi piacciono, riesco a concentrarmi e quando interrompo e ricomincio dopo qualche ora, non perdo il filo del discorso.

Qualche giorno fa mi sono imbattuta nel programma Morgana un podcast ideato  e scritto da  Michela Murgia e Chiara Tagliaferri e parla di donne fuori dagli schemi, controcorrente, strane, pericolose, esagerate, stronze, a modo loro tutte diverse e difficili da collocare. Donne che con le proprie vite e il proprio lavoro hanno contribuito o contribuiscono a colmare il gender gap proprio partendo dalla possibilità e capacità di gestire in autonomia il proprio denaro.

Ho ascoltato qualche episodio e mi sono innamorata del programma. Ad avermi colpito quello su Jean Rhys, scrittrice britannica pubblicata da Adelphi (CLICCATE QUI per ascoltare l’episodio). E la coincidenza è che proprio negli stessi giorni ho cominciato un libro per cui ho avuto un colpo di fulmine in libreria: Viaggio nel buio, prima di lasciarvi la trama posso dirvi che il romanzo mi sta piacendo e non vedo l’ora di recuperare il suo grande capolavoro Il mare dei sargassi “spin off” di Jane Eyre.

Viaggio nel buio di Jean Rhys

Anna Morgan ha diciotto anni. Dalla Dominica è approdata in Inghilterra, dove per mantenersi fa la ballerina di fila nei teatri, tutti uguali, di grigie città tutte uguali. E tutti uguali – ipocriti e spietati – sono gli uomini che incontra e che, indifferenti al suo bisogno di calore, la trascinano in un abisso sempre più profondo. Annebbiata dall’alcol, tra sordide camere ammobiliate e rutilanti caffè-concerto, Anna vede sfilare «i fantasmi di tutte le belle giornate che sono esistite», mentre dentro di lei si allarga la crepa fra la desolazione del presente e il ricordo delle palme da cocco che «si piegano tortuose sull’acqua», della «sensazione delle colline – fresca e bollente allo stesso tempo», del paesaggio verde dove non c’è mai «un momento di stasi», dell’unica nota «molto alta, dolce e penetrante» che lancia lo zufolo di montagna. Sino alla lacerazione finale – che però contiene in sé la promessa di un nuovo inizio: «Pensai a come sarebbe stato ricominciare da capo. Come nuova. E alle mattine, e alle giornate di nebbia, quando può succedere qualsiasi cosa. Ricominciare da capo, tutto da capo…». Forse lasciando depositare tutto in un romanzo.

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