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Gli ultimi arrivi nella mia libreria

Ieri, lunedì 14 dicembre, Babbo Natale ha bussato nella mia redazione, portandomi regali bellissimi. Visto che mi piace condividere con voi ogni cosa riguardi i libri, vi faccio vedere quattro ultimi arrivi nella mia libreria! Fatemi sapere se vi incuriosiscono!

Quante volte vi ho detto che per me la felicità ha sei lettere? Sono infatti, tutti Voland.

La vita comincia venerdì di Ioana Pârvulescu

la vita comincia venerdì di <iframe style="width:120px;height:240px;" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no" frameborder="0" src='data:image/svg+xml,%3Csvg%20xmlns=%22http://www.w3.org/2000/svg%22%20viewBox=%220%200%20253%20350%22%3E%3C/svg%3E' data-src="//rcm-eu.amazon-adsystem.com/e/cm?lt1=_blank&bc1=000000&IS2=1&bg1=FFFFFF&fc1=000000&lc1=0000FF&t=lalettricecon-21&language=it_IT&o=29&p=8&l=as4&m=amazon&f=ifr&ref=as_ss_li_til&asins=8862434146&linkId=d3e6ad5430f3fe5702c63f8a6103e702"></

Bucarest, 1897, tredici giorni a Capodanno. Un uomo viene ritrovato svenuto nella neve in una foresta alla periferia della città. Indossa strani abiti e scarpe colorate, non ha barba né baffi e si esprime in modo stravagante. La polizia indaga e la gente mormora: magari è Jack lo Squartatore, in prima pagina su tutti i giornali, oppure è un pazzo fuggito dal manicomio, un delinquente, un truffatore internazionale? E se invece venisse da un altro tempo?… Un romanzo vivace, una trama che condensa i generi e li trascende, per restituirci l’umanità, le speranze e le illusioni di una Bucarest ormai scomparsa e dimenticata. Postfazione di Mircea Cartarescu.

Essere rosso di Javier Argüello

1959. Omar e Lolita si conoscono su una nave in mezzo all’Atlantico. Sono entrambi diretti a Vienna dal Sudamerica per partecipare al festival della gioventù comunista. È l’inizio di una storia d’amore permeata di militanza politica, ma diventa presto il racconto del sogno infranto di una generazione e delle peripezie di una famiglia costretta a fuggire da due dittature. Con una scrittura coinvolgente e rapida, piena di aneddoti e di momenti intimi che spaziano tra passato e presente, tra Cile, Argentina ed Europa, Javier Argüello ripercorre, attraverso i colloqui con i suoi genitori, le vicende del XX secolo e si interroga su cosa rimanga adesso dell’entusiasmo di un tempo, degli ideali di uguaglianza e giustizia condivisi da tanti giovani che pensavano di poter cambiare il mondo.

Il convitto di Serhij Žadan

Potente atto conclusivo di un viaggio nelle pieghe più profonde dell’Ucraina orientale, “Il convitto” dispiega davanti ai nostri occhi una guerra che l’Europa ha già dimenticato. Un giovane insegnante vuole riportare a casa il nipote tredicenne che vive in un convitto. Il fronte si avvicina e la scuola in cui la sorella ha lasciato il ragazzo non è più sicura. Attraversare la città richiede un’intera giornata e il ritorno diviene un’odissea rabbiosa scandita dai posti di blocco e dai fuochi gialli che lampeggiano all’orizzonte. Le mitragliatrici rantolano, le mine esplodono. Truppe paramilitari, cani randagi che appaiono come fantasmi tra le macerie, un’umanità apatica che brancola disorientata in un paesaggio urbano apocalittico, dove ogni gesto di malinconica fratellanza e il senso di responsabilità si stagliano con luminosità commovente.

I cinocefali di Aleksej Ivanov

Tre giovani moscoviti vengono ingaggiati da un personaggio misterioso per recuperare un antico affresco nella chiesa di uno sperduto villaggio: un lavoretto da nulla, un weekend remunerativo che li convince ad allontanarsi dalla capitale. Nella primitiva Kalitino gli arroganti moscoviti sono però accolti con ostilità dai locali, l’affresco – un san Cristoforo con testa canina – sembra muovere gli occhi, nella scuola abbandonata dove i ragazzi pernottano si sentono unghie di cane grattare il pavimento, e chi si inoltra nella foresta non torna indietro. Gli abitanti del paese alludono a segreti sepolti da tempo, ogni avvenimento si collega a eventi del passato: gli eretici, il Gulag, gli inquisitori dello zar e i bolscevichi, in una parabola della storia russa che genera mostri e colpisce chiunque calpesti questa terra maledetta. In un thriller insolito, Aleksej Ivanov demolisce uno dei miti più persistenti della letteratura russa, quello della campagna come sede sacrale dell’anima nazionale. La Russia profonda è ormai un inferno da cui fuggire, a costo di stringere un patto col diavolo.


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2 COMMENTI

  • Buongiorno,
    sono Francesco Ferrucci, il traduttore di “Essere rosso”. Per favore, quando recensisce i libri stranieri, si ricordi di indicare chi li ha tradotti. Ci vuole solo un attimo a farlo ed è giusto nei confronti della categoria a cui appartengo. Grazie! 🙂
    Buone letture e Buon Anno!
    Francesco

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