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Sclerosi multipla ti ho vinto così (Silvia Baistrocchi)

Sclerosi multipla ti ho vinto così - Silvia Baistrocchi

Oggi vi parlo di un libro pieno di speranza, un messaggio d’amore, una storia vera. Sclerosi multipla ti ho vinto così – Quando l’amore per la vita è più forte della malattia di Silvia Baistrocchi.

Perché non ho scelto di fare una recensione tradizionale? Perché questo è tutt’altro che un libro tradizionale e io preferisco parlarvene così, senza schemi.

Quando l’autrice mi ha proposto di leggere il libro ho detto subito di sì, poi ci ho messo qualche prima di decidermi a buttarmi in questa lettura che, non vi nascondo, mi ha toccato molto. Non mi aspettavo nemmeno un libro così ben scritto. Sclerosi multipla ti ho vinto così è un libro generoso: l’autrice si denuda e racconta la propria esperienza senza filtri.

Cosa mi porterò dietro? D’istinto mi porterò dietro questa frase:

Non vivere con la paura di morire, bensì morire con la gioia di aver vissuto.

Sclerosi multipla ti ho vinto così - Silvia BaistrocchiMa procediamo con ordine.  Il libro si apre con una prefazione in cui Silvia fa delle importanti precisazioni: non è un medico, né una terapeuta o tantomeno una scienziata. Silvia è soltanto una persona che ha scelto di raccontare la propria esperienza (aiutando così di fatto le persone malate e chi sta loro intorno), dimostrando  quanto: “l’aspetto mentale ed emozionale giochi una componente importantissima, se non addirittura fondamentale e decisiva, nei processi di guarigione fisica”.

Non solo, Silvia racconta di come in realtà la malattia abbia portato con se aspetti positivi. Lo so, sembra un paradosso, ma forse viverlo è ben diverso dal raccontarlo.

A differenza dei libri sulla malattia, questo  non è né freddo  né noioso. Come potrebbe esserlo? Questa è una storia vera, fatta di paure, lacrime, amore.

Meno di duecento pagine per raccontare un percorso di cambiamento: dallo sconforto alla serenità. Forse la guarigione consiste anche nello smettere di sentirsi malati, sopraffatti, come è successo a Silvia.

Un lungo diario in cui l’autrice ripercorre la sua infanzia, la vita da adulta e il terribile momento della diagnosi. Ma Silvia ha anche un grande desiderio, quello di diventare madre.

La dottoressa “sentenziò” di non essere d’accordo, perché avrebbe significato dover sospendere le terapie che finalmente stavano funzionando abbastanza bene e inoltre perché, secondo i pareri medici di allora, c’era un rischio di una ricaduta importante dopo il parto, che avrebbe potuto “anticipare” l’arrivo della sedia rotelle.
Se proprio avessi voluto un figlio, prima avrei dovuto fare altri due anni di cure, poi un anno di pausa la terapia.
Avvilita al massimo tornare a casa, accartocciai il mio sogno e lo mise nel cassetto insieme a tanti altri. Ancora una volta lasciai che fosse qualcun altro a decidere la mia vita.
Avevo messo la mia via nelle sue mani e non potevo mettere in discussione la sua parola.
Chi ero io in confronto a una figura tanto autorevole? Per me quella risposta. Nello stomaco: Dottoressa dolce improvvisamente si rigidi, mettendo in primo piano l’aspetto clinico ancor prima della mia persona; avevamo due differenti priorità: per lei la mia salute, per me avere un figlio.
E così in Silvia, forse per la prima volta, si fa strada la convinzione di essere soltanto una cartella clinica agli occhi dei medici. Nessuno aveva mai chiesto come si sentiva, come sopportava quelle cure.  Poi un giorno il professore amico della zia, le fece aprire gli occhi, era il momento giusto per scegliere da sola cosa affrontare.
La gioia di Silvia è arrivata e si chiama Chiara (nel libro è contenuta una lettera della bimba) ma la vera svolta nella vita dell’autrice – e quindi della sua famiglia – è un’esperienza pre morte.  La vita è un dono e così tutto ciò che incrociamo sul nostro cammino. Da quest’esperienza, raccontata in maniera molto suggestiva, la nostra protagonista trarrà alcuni insegnamenti che assomigliano a delle massime: vivere serena, non perdere tempo in cose inutili e aiutare gli altri.
Così Silvia riuscirà a ricostruire un nuovo equilibro, anche grazie al marito Roberto e alla figlia Chiara, e a nuove abitudini quotidiane e alimentari.
Di più non vorrei dirvi, mi sento solo di precisare che chiaramente questo libro non incita a fare da sè, ignorando medici e terapie. Questa è “solo” l’esperienza di chi ha trovato nuova serenità nel dolore.
Silvia fa un lungo lavoro di autoanalisi e si accorge che non vuole più vivere nascosta dietro a qualcuno o a qualcosa e ha deciso di mettersi in gioco denudandosi, diventando così un potenziale aiuto per chi ha bisogno.
Voglio salutarvi così con “La malattia è come un postino” e vi consiglio caldamente di fare passaparola facendo conoscere la storia di Silvia.
Un giorno pensai che la malattia è come un postino che recapita una multa.
Non ci si può arrabbiare con lui se occorre pagarla: è colpa nostra se siamo andati troppo veloci o abbiamo parcheggiato in divieto di sosta.
Il postino fa il suo lavoro e basta, non c’è niente di personale in quello che fa. Così la malattia: come un postino.
Ascolto tante storie e ogni volta cerco di spostare l’attenzione della persona dalla malattia la sua esistenza. Quasi sempre ci si accorge che la vera malattia e la loro vita: storie di amori finiti, di famiglie in guerra, di sogni infranti. Un tutto che diventa parte integrante della vita.
Sclerosi multipla ti ho vinto così (Silvia Baistrocchi)

Sclerosi Multipla, Ti Ho Vinto Così

Autore:
Pubblicato da:
Data uscita:
27/08/2018

Pagine:
180
Genere:
ISBN:
9781724255099
Acquista:

La trama

Osho ha detto "La vita è un mistero da vivere, non un problema da risolvere".Ma come faccio a spiegarlo ad un ragazza di venti anni alla quale è stata appena diagnosticata la sclerosi multipla, che con le lacrime agli occhi mi chiede "Silvia, perché proprio a me, perché?"Come fa una ragazza di vent'anni a capire cosa significa trasformare la rabbia in energia positiva?E che soffrire non fa sempre male, che il dolore fa parte della vita, che il coraggio uccide la paura?A vent'anni la vita dovrebbe essere un gioco, la borsetta di una ragazza di quell'età dovrebbe essere piena di trucchi, non di fiale da iniettare. E gli appuntamenti dovrebbero essere con il fidanzato, non con il neurologo.Non so come farò a spiegare tutto questo a una ragazza di vent'anni, ma ci riuscirò, perché questo è ciò in cui credo e questa è la mia missione.


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