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RECENSIONE: Il diavolo veste Prada 2

il diavolo veste Prada 2

Sono andata al cinema a vedere Il diavolo veste Prada 2. Quest’anno mi sono ripromessa di andare al cinema una o due volte al mese, perché è un’abitudine che avevo perso e perchè sinceramente guardare i film al cinema è tutta un’altra cosa (soprattutto per me che non ne guardo mai). Questa premessa per dire che non è una vera recensione su Il diavolo veste Prada 2 ma è più un commento.


Il diavolo veste Prada 2

Ho scelto di andare a vedere Il diavolo veste Prada 2 non tanto perché avessi amato particolarmente il primo ma perché mi interessava molto l’argomento centrale di questo sequel: la crisi dell’editoria. Senza entrare nei dettagli della storia, che avrete visto o che scoprirete,  la parte che mi interessava era proprio questa: la vita di un magazine nel 2026.

il diavolo veste Prada 2

Menabò digitali, abbonamenti online, post e i numeri tragicamente in picchiata. Il Diavolo veste Prada 2, seppur a modo suo, racconta la crisi del mio settore. Le persone che non leggono più gli articoli, i giornalisti che vengono licenziati con un messaggio e la percezione che il giornalismo sia ormai morto. E ancora i gadget per i servizi tagliati… chiunque, come me, lavori in uno o più giornali può raccontarvi che cosa avviene davvero nelle redazioni. Trasferte non pagate, rimborsi spese cancellati, tagli indiscriminati e sempre meno sicurezze. Noi per la verità abbiamo anche problemi ulteriori come i pensionati che si ostinano a scrivere togliendo spazio a chi invece “deve” pubblicare per mangiare, e ancora, chi accetta di scrivere gratis… ma questa è un’altra storia.

Perché allora vi sto parlando di un film su questo blog? Perché quando Andy viene assunta a Runway ha un solo compito: ricostruire la reputazione del giornale a suon di pezzi, ovvero tramite la scrittura. Andy non vuole arrendersi a quella che sembra una tragica realtà, scrivere è la sua vita. E quindi mi aspettavo, non dico che gran parte del film fosse incentrata su questo, ci sono pur sempre lustrini e cinture, ma che almeno un paio di frasi dei pezzi di Andy venissero letti dalla protagonista o da un qualsiasi personaggio. E invece no. Il diavolo veste Prada 2 incarna perfettamente lo spirito del nostro tempo perché la grande assente è proprio la scrittura.

Ho continuato a pensarci per tutto il film, ci sono diverse battute sui pezzi di Andy ma nemmeno una frase viene citata. La scrittura è solo funzionale alla storia, è un orpello. Proprio quello che non dovrebbe essere stando alla trama del film che sembra voler scardinare questo concetto. Peccato. Un’occasione persa.  Sono troppo di parte lo so, la cosa mi tocca e non potevo non notarla. All’inizio viene rimproverato ad Andy il fatto che nessuno legga i suoi articoli e infatti nel film non vengono letti da nessuno, nemmeno uno stralcio e l’ho trovato un cortocircuito piuttosto evidente. Per il resto un’operazione nostalgia ben riuscita con un buon ritmo e con una favola a lieto fine che accarezza i cuori.

 

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