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RECENSIONE: Casa di foglie (Mark Z. Danielewski)

Casa di foglie - Mark Z Danielewski - 66th and 2nd
RECENSIONE: Casa di foglie (Mark Z. Danielewski)

Casa di foglie

Autore:
Traduttore:
Pubblicato da:
Data uscita:
2019

Pagine:
723
Genere:
ISBN:
9788832970944
Acquista:

La trama

Quando la prima edizione di "Casa di foglie" iniziò a circolare negli Stati Uniti, affiorando a poco a poco su Internet, nessuno avrebbe potuto immaginare il seguito di appassionati che avrebbe raccolto. All'inizio tra i più giovani - musicisti, tatuatori, programmatori, ecologisti, drogati di adrenalina -, poi presso un pubblico sempre più ampio. Finché Stephen King, in una conversazione pubblicata sul «New York Times Magazine», non indicò "Casa di foglie" come il Moby Dick del genere horror. Un horror letterario che si tramuta in un attacco al concetto stesso di «narrazione». Qualcun altro l'ha definita una storia d'amore scritta da un semiologo, un mosaico narrativo in bilico tra la suspense e un onirico viaggio nel subconscio. O ancora: una bizzarra invenzione à la Pynchon, pervasa dall'ossessione linguistica di Nabokov e mutevole come un borgesiano labirinto dell'irrealtà. Impossibile inquadrare in una formula l'inquietante debutto di Mark Z. Danielewski, o anche solo provare a ricostruirne la trama, punteggiata di citazioni, digressioni erudite, immagini e appendici. La storia ruota intorno a un misterioso manoscritto rinvenuto in un baule dopo la morte del suo estensore, l'anziano Zampanò, e consiste nell'esplorazione di un film di culto girato nella casa stregata di Ash Tree Lane in cui viveva la famiglia del regista, Will Navidson, premio Pulitzer per la fotografia, che finirà per svelare un abisso senza fine, spalancato su una tenebra senziente e ferina, capace di inghiottire chiunque osi disturbarla.

 – Ossessivo – 

Casa di foglie di Mark Z. Danielewski (66and2nd) è stata una vera e propria avventura affrontata con timore e al tempo stesso incoscienza.

Casa di foglie - Mark Z Danielewski - 66th and 2ndQuesto è un libro ergodico, ovvero richiede al lettore uno sforzo in più: non bisogna limitarsi a sfogliare le pagine ma si interagisce realmente con il contenuto. In questo caso specifico occorre saltare da un capitolo all’altro, leggere appendici, capovolgere il testo… il lettore diventa parte attiva del romanzo.

Casa di foglie è stato pubblicato in Italia nel 2005 da Mondadori e poi mai più. Diventato un libro introvabile, i lettori più curiosi hanno  dovuto aspettare che fosse 66THA2ND a ripubblicarlo nel 2019.

L’edizione è costosa, mi rendo conto, si tratta di 29 euro, ma è una spesa giustificata se pensiamo all’interno delle pagine, al cambio di colore dell’inchiostro, alla foliazione.

Ma torniamo alla storia. Sono tanti probabilmente gli errori che ho commesso durante la lettura. Il primo è sicuramente il fatto di averci messo troppo. Ho partecipato a un gruppo di lettura virtuale. Il libro era suddiviso in tappe, il mio problema è che raggiungevo la tappa in un giorno solo e poi “parcheggiavo” il libro fino alla settimana successiva. Beh, non fatelo!

Casa di foglie è un libro ricco di interruzioni proprio per come è stato concepito e aggiungerne altre non mi ha aiutato.

Casa di foglie - Mark Z Danielewski - 66th and 2ndSono tre le voci che danno vita al romanzo e almeno per quelle non c’è pericolo di confondersi: i caratteri diversi ci aiuteranno.

La storia, a differenza della struttura, è molto semplice: il premio Pulitzer Navidson si trasferisce in Virginia insieme alla moglie, ex modella, e ai figli. Subito però si insinua in noi il dubbio che ci sia qualcosa di inquietante nella casa: le misure esterne non combaciano con quelle interne. A fugare ogni dubbio è la comparsa di un misterioso corridoio. Dove porta? Qui comincia la storia La versione di Navidson.  Il famoso fotografo infatti, ha deciso di immortalare la vita nella casa (parola che troverete sempre scritta in blu) con immagini e video. Da questa sorta di documentario/film è nato il romanzo di Zampanò. Un signore anziano evidentemente ossessionato da Casa di foglie che ha riempito fogli e ogni superficie  di note, appunti, riflessioni. Queste ulteriormente arricchite da Truant, giovane disadattato che conosce Zampanò e ritrova il manoscritto. Da qui ha inizio tutta l’ossessione di Casa di foglie.

Questo libro non è per te.

Si apre così l’inquietante racconto. A prendere la parola è subito Truant che dopo la morte di Zampanò ha ereditato  ossessione e parole.

Chissà, magari sarò fortunato e scoprirò che questa paura orribile che mi consuma giorno e notte non è altro che l’onda d’urto provocata dai troppi elementi chemici puri che si sono dati battaglia troppo a lungo nel mio cranio. Forse ripulendomi vedrò una schiarita e vedrò un po’ di pace.

E forse vedendo questa schiarita non farò altro che diventare preda  più facile del vero terrore che mi bracca, in agguato appena fuori del perimetro , tra l’erba alta, nella sterpaglia, in quel gruppo di albedri, ammatato di ombra e marciume, una presenza in grado di risvegliare in me tutta una serie di antichi riflessi, di ordinare a una sporgenza inesistente alla base della mia spina dorsale di agitarsi, alle mie pupille di dilatarsi, all’adrenalina di scorrere libera, anche se l’istinto mi urla di correre.

Casa di foglie - Mark Z Danielewski - 66th and 2ndLungo il testo troverete note, alcuni saranno fondamentali per capire la storia che state leggendo (in quelle di Truant si sviluppa la sua storia parallela) altre saranno completamente inutili ai fini della comprensione del romanzo ma ve ne accorgerete soltanto dopo averle lette. E che dire delle note delle note? Lasciatevi trasportare, seguitele – il mio consiglio è quello di seguire la strada dell’autore anche se questa vi porterà alla confusione – e seguite anche le indicazioni sulle appendici. Ho trovato le lettere della mamma  di Truant  fondamentali per capire il personaggio, leggerle alla fine non avrebbe lo stesso impatto.

Alfabeto morse, messaggi nascosti, brile, parole mancanti, frasi barrate e spunte apparentemente senza significato, ci aiutano ad entrare nella dimensione ossessiva dell’incubo.

Cosa succede una volta varcato il corridoio? Lo spazio e il tempo così come li conosciamo smettono di esistere.  E la casa inghiotte la squadra di coraggiosi. Spari, voci, inclinazioni… tutto può succedere nell’universo parallelo della casa.

Verso la fine del secondo giorno di esplorazione (che poi è il nono da quando la squadra di Holloway si è inoltrata nei recessi della casa), i due uomini sembrano combattuti. non sanno se proseguire o tornare indietro.

E’ solo nel momento in cui montano il campo in vista della seconda notte che Navidson sente qualcosa. Una voce, forse un grido, ma così sfuggente che, non fosse stato per la conferma di Reston, probabilmente l’avrebbe considerato un semplice acuto dell’immaginazione.

La parte che ho amato di più è quella dell’ultima esplorazione di Nadvison…. lì l’impaginazione ci permettere di accompagnare il fotografo durante l’oscura avventura. Ma neanche allora, nemmeno alla fine, riusciamo a scrollarci di dosso l’inquietante sensazione che ha provato anche Truant centinaia  di pagine prima:

Sempre più spesso vengo sopraffatto dalla stranissima sensazione che ogni cosa sia ribaltata, e con questo voglio dire – per ribadire il non-così-ovvio- che senza di lui morirei.
Arriva un momento in cui all’improvviso tutto mi sembra eccessivamente lontano e confuso, la percezione che ho di me è derealizzata e spersonalizzata, sono talmente disorientato che mi convinco – ed è un esempio di convinzione delle più assurde – che questa sensazione di essere in qualche modo legato all’opera di Zampanò implichi qualcosa che non può essere che questa roba ha creato me; quindi non io lei, ma lei me, dove me non è altro che il prodotto di un’altra voce, che si intrufola tra le pieghe di ciò che perfino adesso giace lì, spalancato, si impossessa di me con storie che non dovrei mai riconoscere come mie; mi invita, mi definisce (…)

Casa di foglie è…

Ossessivo, curato nei minimi dettagli e sorprendente per la sua struttura labirintica ma… sì c’è un ma. Se la struttura del romanzo meriterebbe cinque stelle, non si può dire lo stesso per la trama giudicata singolarmente. Arrivata alla fine del libro credevo che tante domande sorte all’inizio e durante la lettura avrebbero trovato risposta e invece così non è stato.

Ho apprezzato molto il personaggio complesso e a tratti oscuro di Karen che è molto di più di una mamma e una moglie preoccupata… mi ha un po’ lasciato l’amaro in bocca il mancato approfondimento dei compagni di esplorazione. L’unico che riusciamo a comprendere è Tom ma lascia le pagine troppo presto.

Ci sono sicuramente parecchi messaggi nascosti che non ho colto. E infatti durante tutta la lettura ho avuto la sensazione di perdermi qualcosa. Peccato. Non sono pentita di averlo letto, se non l’avessi fatto non avrei avuto pace, ma l’entusiasmo che avevo all’inizio è svanito una volta arrivata alla fine.

Consigliato per i lettori avventurosi, per chi è in cerca di una sfida, per chi ha una mente abbastanza logica da mettersi a interpretare linguaggi e messaggi. Casa di foglie è un libro che non si dimentica ma io lo ricorderò soltanto per la struttura non per la trama.

Alcune note su Mark Z. Danielewski

Figlio di un regista, Mark Z. Danielewski è nato a New York nel 1966. Casa di foglie, pubblicato per la prima volta in America nel 2000, premiato con il Young Lions Fiction Award e considerato il capolavoro della letteratura ergodica, è qui presentato in una nuova e accurata traduzione, con i testi e l’impianto a colori dell’edizione originale. Tra le altre opere dell’autore, Only Revolutions (2006), finalista al National Book Award, e il romanzo seriale The Familiar, di cui sono usciti cinque volumi tra il 2015 e il 2017. Di prossima pubblicazione il suo libro per bambini The Little Blue Kite.

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