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Leila Guerriero vince il Premio Strega Europeo 2026

Leila Guerriero e Maria Nicola. Credits Alberto Chiariglione
Leila Guerriero, con «La chiamata. Storia di una donna argentina» vince la XIII edizione del Premio Strega Europeo!
Il riconoscimento è stato assegnato anche alla traduttrice Maria Nicola. La premiazione ha avuto luogo presso il Circolo dei lettori e delle lettrici.
Questi gli altri titoli in concorso:
• Nathacha Appanah, «La notte nel cuore», tradotto da Cinzia Poli (Einaudi)
• Isabella Hammad, «Entra il fantasma», tradotto da Maurizia Balmelli (Marsilio)
• Tonio Schachinger, «In tempo reale», tradotto da Francesca Gabelli (Sellerio)
• Yael van der Wouden, «Estranea», tradotto da Roberta Scarabelli (Garzanti)
Anche quest’anno il Premio Strega Europeo ha confermato la sua collaborazione con il Salone Internazionale del Libro di Torino, dove le autrici e gli autori selezionati hanno presentato le loro opere tra il 15 e il 17 maggio.

Leila Guerriero vince il Premio Strega Europeo 2026

La chiamata. Storia di una donna argentina di Leila Guerriero Sur

Nel 1976, durante la dittatura di Videla in Argentina, Silvia Labayru fu rapita, torturata, ridotta in schiavitù e costretta a dare alla luce la sua prima figlia in una stanza del centro di detenzione clandestino in cui era rinchiusa. All’epoca Labayru aveva vent’anni ed era una militante di Montoneros, un gruppo armato di matrice peronista. Fu rimessa in libertà nel giugno del ’78 e, sull’aereo diretto a Madrid, pensò che l’inferno fosse finito. Ma così non era. Ad aspettarla c’era il sospetto dei compatrioti in esilio: com’era possibile che fosse sopravvissuta e che avesse ancora con sé la bambina? Su di lei giravano voci di ogni genere: giovane, bella, bionda, viva – fra migliaia di desaparecidos –, fu accusata di aver tradito e di aver collaborato con i suoi aguzzini. Nel ripudio generale, riuscì a poco a poco a rifarsi una vita accanto agli amici rimasti. Nel 2018, complice un messaggio ricevuto da un uomo del passato, Labayru è tornata in Argentina, dove ha poi denunciato gli abusi sessuali subiti in cattività. Così la giornalista Leila Guerriero ha scoperto il suo caso e ha trascorso oltre due anni a intervistare Silvia e tutte le persone coinvolte per raccontare la storia del suo rapimento e della chiamata al padre che, per caso, un giorno di marzo del 1977, le ha salvato la vita. Questo libro è il vivido ritratto di una donna dalla storia complessa, in cui si mescolano l’amore, il sesso, la violenza, la bellezza, l’ironia, i figli, i genitori, l’infedeltà, la politica, gli amici, e tutto ciò che – nel bene e nel male – ci rende umani.

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