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Quanti tesori alla fiera del libro di Genova

Acquisti Fiera del libro Genova

Alzi la mano chi non riesce a resistere alle bancarelle di libri usati! Io sicuramente impazzisco di fronte ai banchi, specialmente quelli che si trovano nella mia città.  In questi giorni (prima che scattassero divieti e restrizioni) mi sono recata a Genova per sbirciare tra i tesori dell’usato. Vi faccio un elenco dei libri che ho trovato. Ditemi se vi ispira qualcosa.

Ammetto anche di aver fatto un salto alla Feltrinelli e ho preso due libri nuovi. Tornando a quelli delle bancarelle, ho finalmente acquistato quello di Primo Levi (che avevo letto in biblioteca) e sul dorso c’è un’etichetta braille.  Questo mi piace delle bancarelle: trovare altre storie e farle mie.

Se questo è un uomo. La tregua – Primo Levi

Se questo è un uomo. La tregua - Primo Levi - Einaudi

Testimonianza sconvolgente sull’inferno dei Lager, libro della dignita e dell’abiezione dell’uomo di fronte allo sterminio di massa, “Se questo è un uomo” è un capolavoro letterario di una misura, di una compostezza già classiche. Levi, ne “La tregua”, ha voluto raccontare anche il lungo viaggio di ritorno attraverso l’Europa dai campi di sterminio: una narrazione che contempera il senso di una libertà ritrovata con i segni lasciati dagli orrori sofferti.

Il sergente nella neve  di Mario Rigoni Stern

 

“Oggi questo celebre resoconto di un semplice sottoufficiale alpino che si trova a combattere nel settore centrale del fronte russo, proprio quando l’esercito dell’Unione Sovietica sferra il suo potente attacco demolitore, acquista rilievo speciale. Man mano che i fatti narrati si allontanano nel tempo, il diario del sergente diventa più intenso e assume i caratteri dell’esperienza perenne. La testimonianza scritta, rispetto agli eventi storico-geografici da cui è scaturita, intrattiene lo stesso rapporto che potremmo supporre fra la moneta e il suo conio.” (Dalla postfazione di Eraldo Affinati).

Abbiamo sempre vissuto nel castello di Jackson

” A Shirley Jackson, che non ha mai avuto bisogno di alzare la voce”; con questa dedica si apre “L’incendiaria” di Stephen King. È infatti con toni sommessi e deliziosamente sardonici che la diciottenne Mary Katherine ci racconta della grande casa avita dove vive reclusa, in uno stato di idilliaca felicità, con la bellissima sorella Constance e uno zio invalido. Non ci sarebbe nulla di strano nella loro passione per i minuti riti quotidiani, la buona cucina e il giardinaggio, se non fosse che tutti gli altri membri della famiglia Blackwood sono morti avvelenati sei anni prima, seduti a tavola, proprio lì in sala da pranzo. E quando in tanta armonia irrompe l’Estraneo (nella persona del cugino Charles), si snoda sotto i nostri occhi, con piccoli tocchi stregoneschi, una storia sottilmente perturbante che ha le ingannevoli caratteristiche formali di una commedia. Ma il malessere che ci invade via via, disorientandoci, ricorda molto da vicino i “brividi silenziosi e cumulativi” che – per usare le parole di un’ammiratrice, Dorothy Parker abbiamo provato leggendo “La lotteria”. Perché anche in queste pagine Shirley Jackson si dimostra somma maestra del Male – un Male tanto più allarmante in quanto non circoscritto ai ‘cattivi’, ma come sotteso alla vita stessa, e riscattato solo da piccoli miracoli di follia.

Le mani piccole – Andés Barba – La nave di Teseo

Marina ha sette anni quando entra in orfanotrofio dopo la morte dei genitori in un incidente, ma è molto diversa dalle altre bambine. Sulle compagne esercita un fascino oscuro che le attira almeno quanto le respinge. Il desiderio di qualcosa che non si comprende si sovrappone alla sofferenza di non appartenere al gruppo, così i rituali quotidiani della ricreazione, del pranzo e della buonanotte sono scanditi da una paura lambita dalle fiamme dell’amore. Finché, in un atto di ribellione alla realtà, l’immaginazione di Marina inventa “il gioco”: uno svago che può essere vissuto solo seriamente, con la sincerità violenta e generosa con cui si gioca soltanto nell’infanzia. Le istruzioni di Marina sono precise, le altre bambine le seguono come se quelle parole fossero necessarie, e quella proposta attesa da sempre. Ma presto tutte scopriranno che le regole del gioco che le unisce sono molto difficili da seguire. Paragonato dalla critica al Signore delle mosche di William Golding, tradotto in 15 paesi e scelto come libro dell’anno dal “Guardian”, Le mani piccole è un emozionante ritratto dell’età in cui impariamo a crescere, che conferma lo straordinario talento narrativo di Andrés Barba.

Il signor Norris se ne va – Isherwood – Adelphi

Parrucchino, passaporto falso, talento da affabulatore: Arthur Norris colpisce immediatamente l’alter ego di Christopher Isherwood, il giovane William Bradshaw, che lo incontra nello scompartimento di un treno diretto in Germania. Col tempo Norris si rivelerà un avventuriero incline al misfatto e allo sperpero, un simpatizzante comunista che folleggia disinvolto nel basso ventre della Berlino dei primi anni Trenta, persuaso che il suo mantenimento sia “un privilegio dei più ricchi, ma meno intellettualmente dotati, membri della comunità”, e che la vita sarebbe “ben triste se ogni tanto non ci concedessimo qualche ricompensa”. In pratica l’amico perfetto per William, approdato a Berlino per vivere una vacanza prolungata, lontana dalle costrizioni della famiglia e della madrepatria, con l’ausilio di qualche lezione privata di inglese. Finché, nell’inverno del 1933, il gioco inizierà a farsi troppo serio, la commedia cederà il passo alla spy story, e bisbigli e paura, arresti e sparizioni cominceranno ad accompagnarsi a un improvviso, diffuso orgoglio di “essere biondi”.

Il porto delle nebbie – Mac Orlan – Adelphi

“Una donna disposta a sfruttare se stessa, anima e corpo, senza restrizioni, senza scrupoli morali e senza misticismo, è una forza della natura paragonabile all’elettricità, della quale si dominano i capricci senza mai penetrarne il mistero originario”: per quanto cinica possa sembrare, è questa la “morale” che l’autore stesso, giunto quasi all’epilogo del suo libro, trae dalle storie che ha narrato. Perché dei cinque personaggi che incontriamo nella prima, memorabile scena – il giovane squattrinato che aspetta un’avventura da “acchiappare al volo”, il disertore dell’esercito coloniale, il pittore tedesco che intuisce la presenza della morte nei luoghi che dipinge, l’inquietante macellaio – l’unica a cavarsela e a diventare “potente”, e forse anche l’unica a sopravvivere, sarà la donna: la prostituta Nelly. Alla fine dell’interminabile notte trascorsa al Lapin Agile (celebre cabaret di Montmartre), dove sono stati costretti ad affrontare a colpi di pistola una banda di malviventi acquattati nel buio, i quattro uomini si avvieranno infatti verso un destino variamente funesto – mentre Nelly andrà incontro alla vita da “conquistatrice”. Quando la ritroveremo, nel 1919, sarà diventata “la divinità della strada, ma di una strada arricchita dalle folli prodigalità di tutti gli scampati al massacro”. “Sono tutti morti per la mia salute fisica e morale” penserà. E ad alta voce aggiungerà: “Naturalmente!”. Con un saggio di Guido Ceronetti e una postfazione di Francis Lacassin

Atteggiamento sospetto – Spark – Adelphi

“Mi rendevo conto che c’era un demone in. me che gioiva nel vedere le persone per quello che erano, e sempre di più, sempre di più”. Così Fleur Talbot rievoca per noi gli albori del suo talento letterario negli anni del dopoguerra londinese, quando, giovane e “piena di gaudio”, scriveva il suo primo libro, Warrender Chase. Insieme a lei partecipiamo alle riunioni dell’Associazione Autobiografica, dove lavora come stenografa alle dipendenze dell’anziano e altezzoso Sir Quentin. I soci leggono al gruppo le proprie memorie, che Fleur, al momento della battitura, arricchirà di dettagli scabrosi. Dal canto suo Sir Quentin si premura di conservare i fascicoli sottochiave per ignoti, forse sordidi, usi futuri. Ma com’è possibile che intanto Sir Quentin vada somigliando sempre più a Warrender Chase”? O è Warrender Chase a precorrere misteriosamente, tappa per tappa, quel che accade a Sir Quentin?

L’usignolo dei Linke – Helga Shneider – Adelphi

L’autrice continua con questo romanzo a scavare nella memoria personale e collettiva del Novecento. Questa volta trasmette il racconto affidatole ancora bambina da un piccolo profugo prussiano nell’estate del 1949. Attraverso le parole di Kurt rivivremo così la tragedia delle migliaia di tedeschi orientali che nell’inverno 1944-45, fuggendo davanti all’Armata Rossa che avanzava da est, cercavano di raggiungere il Baltico e da qui la Germania Occidentale. Dopo aver assistito alla morte del nonno ed essersi trovato a stringere tra le braccia il corpo del fratellino neonato che credeva di aver portato in salvo, Kurt sprofonda in un “lutto patologico”, ma la simpatia che Helga si ostina a dimostrargli segnerà l’uscita dall’orrore e l’inizio della guarigione.

Vista con granello di sabbia – Szymborska – Adelphi

Quando giunse la notizia che il Premio Nobel per il 1996 era stato conferito a Wislawa Szymborska, molti giornali scrissero che si trattava di una poetessa più o meno sconosciuta. In realtà Iosif Brodskij la considerava, insieme a Milosz e a Herbert, una delle grandi voci poetiche attuali. E al tempo stesso si può dire di lei che raramente un poeta moderno è riuscito a parlare di temi proibiti, perché troppo battuti, con tale impavida sicurezza di tocco, fino al punto di dedicare una delle sue liriche più perfette all'”amore felice”, questo “scandalo nelle alte sfere della Vita”. Questo volume è una raccolta che attraversa tutta la sua opera a partire dal 1957 e include anche il discorso pronunciato in occasione del conferimento del premio Nobel.

Buongiorno, mezzanotte – J. Rhys – Adelphi

«Tristesse, che parola graziosa…». Nella Parigi degli anni Trenta, dove ogni alberghetto è uguale all’altro e ogni café può celare un nuovo, tormentoso incontro, una donna che scopre di non essere più giovane insegna a se stessa l’arte del distacco. E Londra, dove presto dovrà tornare, non le riserva niente di meglio: «Perché non ti sei annegata nella Senna?» le domanda l’ultimo parente che sembrava disposto a occuparsi di lei. Per Sasha, ormai, si tratta solo di dimenticarsi «dei vicoli bui, dei fiumi bui, del dolore, della lotta», delle «voci che loro usano come pugnali». E quando i giorni e le notti si fanno ancora più solitari e desolati, c’è un unico modo per sopravvivere alla sua caparbia, febbrile perdizione: «Soprattutto non piangere in pubblico, e se possibile nemmeno in privato». Meglio tingersi subito i capelli di biondo cenere e correre all’appuntamento con quello strano gigolò dalla nazionalità indecifrabile e la lunga cicatrice che gli attraversa la gola.

Il sogno di mia madre – Mumro – Einaudi

“Ogni vita e ogni grande opera letteraria – sostiene Antonia Byatt contengono elementi del probabile e insieme fratture e disastri. L’interesse di Alice Munro è da sempre rivolto sia al tessuto della normalità sia al colpo di forbici che lo taglia di netto. In questi racconti continua a vedere e registrare la quotidianità terrestre. Ma sembra guardare oltre. Le vite umane amorosamente raccontate vanno e vengono a lampi, interrotte dal disastro. Sono storie di morti violente, di nascite altrettanto violente e di un solo, terrorizzante, commovente aborto descritto con precisione”. Un’autrice che possiede la sovrumana capacità di squarciare con la scrittura l’apparenza delle vite ordinarie, rivelandone i risvolti straordinari e oscuri.

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