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Il Premio della Cultura Mediterranea 2019 a Pinar Selek

Pinar Selek

Venerdì 4 ottobre Pinar Selek ha ritirato a Cosenza il Premio 2019 della Cultura Mediterranea, sezione Società Civile, assegnatole da una Giuria Internazionale, guidata dal Presidente del Premio e Responsabile delle attività culturali della Fondazione, prof. Mario Bozzo.

Il premio, istituito e promosso dalla Fondazione Carical, oggi guidata dall’avv. Luigi Morrone e giunto quest’anno alla sua tredicesima edizione, intende riconoscere i meriti di quanti ‘favoriscono il dialogo e la comprensione tra le diverse espressioni culturali del Mediterraneo’ e ‘contribuiscono all’approfondimento e alla conoscenza delle culture mediterranee, anche nelle loro implicazioni di attualità’.

Nelle scorse edizioni il premio per la Società civile, di particolare prestigio, è stato assegnato a personaggi rappresentativi della cultura mediterranea quali: Amos Oz, David Grossmann, Tahar Ben Jelloun, Padre Enzo Bianchi, Amin Maalouf, Oya Baydar, Predrag Matvejevic, Hawa Andi Diblawe, Marek Alter, Ismail Kadare, Andrea Riccardi.

Pinar Selek, che ha ricevuto questo premio con profondo riconoscimento, lo ha dedicato a tutte le donne esiliate come lei, e in particolare a tutte coloro che non godono di visibilità. Allo stesso tempo lo ha dedicato a tutte le lucciole che sfidano le frontiere, le fortezze, i fascismi, le violenze e che trasformano il mondo attraverso azioni di solidarietà concrete, poesie e filosofie di emancipazione. A riportare la notizia con immenso orgoglio è proprio la casa editrice Fandango, con la quale ha pubblicato Lontano da casa (leggi la mia recensione), La casa  sul Bofosforo e La maschera della verità:

In tutto il nostro Mediterraneo, la criminalizzazione della mobilità delle oppresse e degli oppressi si traduce in corpi di ghiaccio, corpi morti, corpi che non sognano più, o in schiavi senza protezione, senza diritti, in tutta l’Europa occidentale. È in corso una lotta infernale tra due mondi: il mondo degli oppressori, dei dominanti che posseggono armi, prigioni, denaro; e il mondo delle lucciole che difendono e creano vita, bellezza, poesia.

Sono orgogliosa di fare parte del mondo delle lucciole, che prendono le luci dei propri sogni e fanno luce quando cala la notte. Mi trovo qui come donna rifugiata, come scrittrice, militante, come ricercatrice, come donna mediterranea. Con i miei scritti e le mie azioni, cerco di resistere… e di contribuire alla costruzione di una controcultura fondata sulla solidarietà, sulla libertà e la giustizia.

So che è difficile. Sì, ma come affermava Gramsci, unire il pessimismo della ragione all’ottimismo della volontà, rafforza il mio potere magico. Sento questa magia lungo i cammini che percorro.

A nome di tutte le lucciole del Mediterraneo, a nome delle streghe che giocano con la magia, vi ringrazio per questo atteggiamento.


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