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I libri che ho abbandonato (e che forse riprenderò)

i libri che ho abbandonato

I libri che ho abbandonato (e che forse riprenderò)

Di solito, quando comincio un libro, voglio finirlo. Non per principio: è che mi resta la curiosità di sapere dove andrà a parare, anche quando non mi sta convincendo del tutto. Però ci sono libri che ho lasciato a metà. E, a pensarci bene, non li ho lasciati tutti per lo stesso motivo.

Le benevole è uno di quelli che vorrei riprendere. Quando ci ho provato non riuscivo a concentrarmi: leggevo, ma la testa era altrove. A un certo punto ho capito che stavo andando avanti senza dare attenzione a quello che avevo davanti e l’ho chiuso.

Con Ada o ardore mi è successa una cosa simile, ma mi è dispiaciuto ancora di più. Sentivo che c’era una bellezza nella scrittura di Nabokov e io, in quel momento, non riuscivo ad apprezzarla. Voltavo le pagine senza riuscire a entrarci davvero. Più che abbandonarlo, mi è sembrato di rimandare l’incontro.

Anima, invece, mi stava stufando. Ecco, l’ho detto. Non ero distratta, non aspettavo il momento giusto: non avevo più voglia di leggerlo. Ogni tanto mi sembra che, per giustificare un libro interrotto, si debba trovare una ragione più interessante. La mia, in questo caso, è semplicemente questa.

Poi c’è Una vita come tante, che ho iniziato due volte. Tutte e due le volte mi sembrava che non stesse succedendo nulla. Forse avrei dovuto insistere, ma dopo il secondo tentativo ho pensato che potevo anche fermarmi lì. Non escludo di riprovarci un giorno; di sicuro non sarà perché mi sento in dovere di finirlo.

La storia più assurda, però, è quella del Il Conte di Montecristo. Lo leggevo durante il primo anno di università. Un weekend sono partita, l’ho lasciato a casa e, al ritorno, non l’ho più ripreso. Tutto qui. Nessuna crisi di lettura e nessun giudizio sul romanzo: non l’ho messo in borsa e da quella pausa non sono più tornata.

Se guardo questi libri insieme, mi viene da sorridere all’idea di definirli tutti «abbandonati». Di uno mi ero stufata, a due non stavo prestando l’attenzione che avrei voluto, uno non è riuscito a prendermi neanche al secondo tentativo. E uno è rimasto a casa mentre io ero via per il weekend. Qualcuno lo riprenderò, credo. Il Conte di Montecristo, almeno, se lo merita: non è stata proprio colpa sua.

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