
Il funerale di zia Stana

La trama
Una giovane donna sulla trentina, rassegnata ai propri fallimenti e con la sola passione per le serie poliziesche, viene costretta dalla madre a raggiungere un remoto villaggio per partecipare al funerale di zia Stana, morta soffocata da un pezzo di pollo. L’improvvisa dipartita della zia rischia di mandare a monte la vendita della casa e del terreno di famiglia e catapulta la ragazza in una serie di situazioni folli e grottesche, tra strade di campagna melmose, tentativi di suicidio, infermiere furiose, poliziotti indolenti e scorte segrete di alcol… Una rocambolesca cronaca familiare che è anche il ritratto tagliente e critico della società bosniaca del dopoguerra.
– Nero –
Il funerale di zia Stana di Slađana Nina Perković (Voland edizioni) è un libro decisamente particolare. Una cronaca familiare sui generis in cui si sorride e si ride amaramente. Quando ero a Roma per Più libri più liberi mi è venuta un’idea: chiudere l’anno leggendo un libro breve insieme alle mie compagne di Saghe familiari controcorrente.
Ovviamente io l’ho letto come primo libro dell’anno (in realtà secondo perché prima ho letto Uccidere il padre di Nothomb). Devo dire la verità mi ha preso decisamente in contropiede questo libricino frizzante e inaspettato. Il funerale di zia Stana è una tragicommedia a cui il lettore assiste incerto se ridere o se indignarsi.
La protagonista de Il funerale di zia Stana, è una donna che ha una trentina d’anni e no, non sta vivendo un momento facile. Sembra quasi si sia rassegnata ad essere una fallita (no i libri non arrivano mai per caso) e passa le giornate aspettando che in tv diano la sua serie preferita. Quando la madre entra in camera e le fa così perdere il momento clou della serie, la protagonista è troppo infastidita per avere una reazione al: “Zia Stana è morta”. Soffocata da un ossicino di pollo ha perso la vita così. Fa ridere? Sì, decisamente soprattutto per come viene raccontata la storia.
La protagonista è senza nome, e lo è anche il villaggio in cui si svolge l’intero libro. Bisogna tornare al villaggio per il funerale e riabbracciare così i parenti… riabbracciare, insomma.
Ci siamo disposti intorno alla bara. Zia Mileva e il cugino Stojan hanno assunto un’espressione da lutto da veri professionisti. Zio Ghiro batteva nervosamente i piedi. Il Pope e la Popessa sorreggevano zio Radomir sotto le ascelle. Zio Radomir si dondolava avanti e indietro. Le prefiche piangevano. Ho dato un’occhiata all’orologio. Nonostante le piccole interruzioni, a causa del rifiuto di zio Radomir di alzarsi dal letto e partecipare al funerale della moglie, le cose procedevano abbastanza bene. Ho pensato con gioia alla mia stanza, al letto, alla coperta e alla tv che trasmetteva le serie poliziesche, e sul mio volto è balenato un sorriso.
Slađana Nina Perković descrive il funerale come un rocambolesco colpo di teatro. Potrebbe mai filare tutto liscio? Certamente no. E il tentativo goffo e buffo di un tentato suicidio durante il momento conviviale a casa rivelerà la vera natura dei parenti serpenti. Tutti i personaggi che ruotano intorno alla zia appena scomparsa sono solo interessati ai suoi soldi e a quanto può fruttare la vendita della casa. Ed è qui che sta la bravura di Perković. Perché con una penna affilata critica la società bosniaca mettendo in luce tutte le crepe.
Decisamente illuminante, come sempre quando si parla di libri lontani dalla nostra cultura, lo scritto della traduttrice Marijana Puljić che aiuta a inserire la penna dell’autrice nel quadro geografico e sociale.
Le critiche non sono certo velate, attraverso gli occhi di questa pigra protagonista vediamo la corruzione, l’avidità e l’ipocrisia che si cela dietro al praticare una religione. Non pensavo si potesse leggere qualcosa di così divertente e al tempo stesso feroce. Anche la protagonista nel finale subisce un decisivo cambiamento… ma di più non posso dirvi.
Il funerale di zia Stana è…
Nero, come l’umorismo che lo attraversa. Una lettura decisamente particolare che probabilmente non avrei affrontato da sola. Il libro mi era stato mandato lo scorso anno a sorpresa e non avevo idea che fosse una “saga familiare” decisamente pittoresca e atipica.
Erano tre anni che non ridevo così e proprio ora, nel bel mezzo del funerale di zia Stana, sono stata colta da una risata isterica e contagiosa.
Le risate possono essere molto pericolose e Il funerale di zia Stana rappresenta una prova. Consigliato per chi è in cerca di un libro divertente ma al tempo stesso serio, serissimo. L’umorismo nero che si respira in queste pagine è decisamente coinvolgente. Sono rimasta molto colpita anche se devo ammettere che a metà libro ho avuto qualche cedimento. Probabilmente però la colpa è del periodo che sto vivendo.
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