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RECENSIONE: Dalla montagna perduta (Pierre Jourde)

Dalla montagna perduta di Pierre Jourde (Prehistorica editore)
RECENSIONE: Dalla montagna perduta (Pierre Jourde)

Dalla montagna perduta

Valutazione:
five-stars
Autore:
Traduttore:
Pubblicato da:
Data uscita:
17/11/2025

Pagine:
180
Genere:
ISBN:
9788831234436
Acquista:

La trama

Lei è la, dappertutto. Tanto ci sovrasta e disorienta. Mondo sopra il mondo. Al limitar del bosco, sul ciglio di un burrone, dove le cose sono e possono smettere di essere. La roccia – lo sa il narratore Pierre Jourde – diventa terreno fertile per il grande pensatore di montagna, che si perde nella natura per poi ritrovarsi, ora in armonia ora come corpo estraneo. Prehistorica presenta un libro inedito (in anteprima mondiale), con cui rilancia il “ciclo della montagna” di Jourde, che dalle vette dell’Alvernia ha sempre tratto ispirazione, a partire dal fortunato romanzo Paese perduto (2019) per arrivare al più recente Il Viaggio del divano letto (2024). Capitolo dopo capitolo, Jourde canta la montagna da par suo, senza sconti né riserve. Racconta la montagna tutta, in tutte le sue sfaccettature, con quanto ha di rassicurante e di sconvolgente.

– Magnifico –

Dalla montagna perduta di Pierre Jourde (Prehistorica editore) è una raccolta di racconti strepitosa. Ho aspettato questo libro per così tanto… da quando era soltanto un’idea e ora che è una realtà mi dispiace non aver seguito da vicino questa nascita. Dalla montagna perduta mi spaventava anche un po’, i motivi potete facilmente intuirli. Dopo la perfezione di Paese perduto (LEGGI QUI la mia recensione) Pierre è tornato in Alvernia (ma in realtà non se ne mai è andato) e non per disegnare un ritratto familiare tra l’ironico e il malinconico come era successo per Il viaggio del divano letto (LEGGI QUI la mia recensione) ma per cercare di fissare un’immagine che si sgretola. Per trovare una via che non esiste. La bellezza struggente di Paese perduto e de La prima pietra (i più attenti ritroveranno un passaggio da brividi) è condensata in questi racconti folgoranti.

Dalla montagna perduta di Pierre Jourde (Prehistorica editore)Da dove cominciare? Non saprei. I racconti sono uno più bello dell’altro. Lo so che state facendo quella faccia. Quale? Quella da: “Ah no i racconti non fanno per me” ma quando si ha di fronte la letteratura è davvero importante la forma?  E con forma ovviamente non parlo dello stile. Dalla montagna perduta è esattamente l’esempio di come un libro dovrebbe essere: carico di personalità, di valore, di mondi da scoprire. A dispetto di mode, trame intuibili e interessi vari. Detto questo io credo che potrete innamoravi, e anzi, sarebbe un bellissimo modo per conoscere Jourde. Così, a piccole meravigliose dosi.

Jourde guarda i suoi luoghi come si guarda il lcorpo di una persona amata, che si vorrebbe stringere:” carezzare, di cui si amerebbe alleviare la sofferenza, di cui si ascolta il cuore, sul cui volto si osserva il lento travaglio del tempo”.

(…)Come ogni amore, fonte di gioia e fonte di angoscia. Ancora di più, quel luogo è il mio stesso corpo, è nella mia gola che crescono gli alberi, è nel buio del mio ventre che palpitano le stelle delle sue notti, è la mia pelle che invadono i suoi licheni e le sue felci.

Eppure, ciò che vi ho trovato non è la tranquilla certezza di essere da qualche parte. La possessività meschina che mi farebbe rifiutare di cedere un metro quadro di pascolo o di foresta, come si rifiuta di condividere il corpo di una persona amata, è forse la compensazione del sentimento di profonda espropriazione che si può provare solo lassù, anche quando ci si vive e lavora. Come se, per scoprire che non siamo di alcun posto, bisognasse prima d tutto passare per la sensazione di essere di qualche luogo, andare fino in fondo, fino al fondo, usarlo fino a esserne spogliati, perché smetta finalmente di essere un desiderio, un’illusione, un orizzonte.

Dalla montagna perduta di Pierre Jourde (Prehistorica editore)Perdersi e non ritrovarsi, quello l’obiettivo di Jourde immerso tra le sue montagne, in quel luogo non luogo dove il tempo non esiste e tutto è sempre uguale… o forse no. Jourde prende parte alle attività del paese, quel paese senza strade. Quel paese in cui i vecchi sopportano la fatica senza lamentarsi. Le attività si portano avanti per tradizione, per dovere, per amore.

Le pagine sull’alpeggio sono magnifiche. E non lo dico perché amo le mucche (nei peggiori momenti di ansia immagino di essere sul Monte Aiona a guardare le mucche da lontano) ma lo dico perché sono passaggi carichi di poesia. Come può un’attività tanto “terra terra” diventare letteratura? D’altronde Jourde è proprio quel bambino battezzato nel liquame delle mucche. Così l’ultima volta dell’alpeggio con Gillou, uno dei personaggi storici del paese, si trasforma presto in un insegnamento destinato a durare in eterno. Cosa succede quando non ci siamo più?

E mentre io mi rammaricavo, al momento della demonticazione, sorseggiando l’aperitivo, del fatto che quella sarebbe stata l’ultima alla quale avremmo brindato, Gillou, che sa toccare i tasti giusti, come al solito, ha detto al volo, a me che ho l’incarico di essere il narratore di storie, che ci sarebbero rimaste le storie, e che, fossero anche venuti meno gli alpeggi, non sarebbero comunque mai mancati i motivi per brindare, e per raccontare. Lui sa d’istinto che l’esperienza più forte, quella che viviamo in questi giorni di alpeggio, così vicina a quanto pare alle cose reali, il freddo, la terra, le bestie, il mondo selvaggio, l’alcol e la selvaggina, è tutta intessuta di immaginario.

Violenza e bellezza, amore e dolore sono le due facce della stessa medaglia:

Questa intensità del reale, quest’autenticità bruta che offre il paese coesiste stranamente con tutto ciò che la contraddice: l’evanescenza del ricordo, l’indifferenza profonda del nero. L’Alvernia esiste nell’inesistenza, in qualche modo.

L’immagine delle tombe cariche di ossa, che si sovrappone a quella degli armadi pieni di oggetti in disuso, il corpo dei lavoratori abituati agli stessi gesti, il silenzio assordante della montagna, la solitudine spaventosamente confortante di chi è abituato a poter contare solo su stesso, sono sono alcune delle fotografie che troverete ne La montagna perduta.

Gli oggetti e i luoghi sono carichi dello spirito di chi li ha abitati, in questo Jourde è così proustiano da suscitare commozione. Dalla montagna perduta è ambientato in un luogo reale ma se ci pensate potrebbe anche essere inventato e non farebbe nessuna differenza. Il viaggio di Jourde non è solo geografico, è un viaggio a ritroso, nell’infanzia, nell’adolescenza e nei ricordi delle persone che non abbiamo nemmeno conosciuto ma vivono, in qualche modo, dentro di noi.


Dalla montagna perduta è…

Magnifico. E lo so che questa parola, come “capolavoro”, è abusata. Ma se avete letto questi passaggi penso che mi crederete. Questa raccolta di racconti forse è ancora più bella di Paese perduto. Qui non c’è una vera e propria storia, è  il tentativo di dipingere una brutale bellezza senza trame, conclusioni o colpi di scena. Jourde parte dal proprio mondo per condurci in un altro in cui le nostre coordinate servono a poco e niente.

Non vorrei avervi spaventato, in Dalla montagna perduta ci sono anche pagine che fanno sorridere, l’ironia di Pierre non manca mai ed è stato bello, bellissimo, ritrovare Alexandre Vialatte. Non ho trovato le parole giuste, forse non lo troverò mai, ma fatevi un regalo e leggete questo gigante.

Consigliato per chi è in cerca di una lettura profonda, commovente e indimenticabile.

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Alcune note su Pierre Jourde

Pierre Jourde

Pierre Jourde è nato nel 1955 a Créteil, ma da bambino usava passare le vacanze nella casa di famiglia, situata nella remota regione dell’Auvergne, fra le montagne di cui narra Paese perduto. Nel panorama letterario francese è una delle voci più autorevoli, probabilmente la più schietta e coraggiosa in assoluto. Autore del fortunato blog letterario Confitures de culture, Pierre Jourde si è sempre distinto per la sorprendente varietà di ispirazione, che gli ha permesso di spaziare dal romanzo al racconto, per arrivare all’autobiografia, alla poesia, al saggio filosofico e alla critica letteraria. Nel corso degli anni ha ottenuto numerosi premi, tra cui spiccano il RENAUDOT DES LYCÉENS, il GRAND PRIX THYDE MONNIER DE LA SGDL, il PRIX VALÉRY LARBAUD, il PRIX VIRILO, il PRIX VIALATTE e il prestigiosissimo GRAND PRIX DE L’ACADÉMIE FRANCAISE; questo testo in particolare gli è valso il PRIX GÉNÉRATION DU ROMAN. Fondatore della rivista culturale “Hespéris”, è docente di letteratura francese presso l’Università di Grenoble III. In Francia, è attualmente pubblicato dalla celeberrima casa editrice Gallimard. Paese perduto è la prima opera di Pierre Jourde pubblicata in Italia.

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