RECENSIONE: Otto mesi a Ghazzah street (Hilary Mantel)

RECENSIONE: Otto mesi a Ghazzah street (Hilary Mantel)Valutazione: three-stars

Otto mesi a Ghazzah Street di Hilary Mantel
Pubblicato da: Fazi Editore il 2017-08-31T00:00:00+02:00
Genere: Fiction, General, Literary, Psychological
Pagine: 336
ISBN: 9788893252522Acquista il libroAcquista ebook

La trama

Arabia Saudita, Gedda, Ghazzah Street. Uno strano posto. Un luogo senza passato, un luogo di passaggio dove nessuno si ferma per più di qualche anno e dove la gente, in casa, tiene le sue cose negli scatoloni. Anche la terra e il mare, laggiù, sono in continuo mutamento: ci sono ville costruite da pochi anni con vista sul mare che oggi si affacciano su un muro. Frances Shore è una cartografa, ma quando il lavoro di suo marito la porta in Arabia Saudita si ritrova come una prigioniera sperduta, incapace di orientarsi nelle zone oscure del paese. Il regime che impera è corrotto e inflessibile, molti degli stranieri che incontra non sono che avidi faccendieri in cerca di denaro accompagnati dalle mogli e i vicini musulmani si muovono furtivi ma hanno occhi per ogni cosa. Le strade non sono il posto adatto per le donne, e Frances – il marito Andrew è spesso assente – si ritrova confinata nel suo appartamento cercando di dare un senso a tutto ciò. Ma la battaglia è ardua. Le giornate diventano un susseguirsi di vuoti e di silenzi, interrotti soltanto dagli inspiegabili rumori provenienti dal piano superiore, che però, a quanto le è stato detto, dovrebbe essere disabitato. Quello dell’appartamento al piano di sopra diventa un mistero tutto da sciogliere, che obbligherà la protagonista a scontrarsi con le mille contraddizioni di un mondo infernale: un mondo asfittico, fatto di sofferenze celate, silenzi strazianti, segreti inconfessabili. Un mondo di cui le donne sono vittime ma anche complici. Hilary Mantel, la più grande scrittrice inglese del nostro tempo, prima e unica donna a ricevere due volte il Man Booker Prize, torna con un romanzo avvincente e attualissimo, in cui racconta il difficile mondo saudita con una sapienza e un talento senza pari. «Terribilmente avvincente. Costringe il lettore a sospendere la vita quotidiana fino alla fine della lettura». «Sunday Times» «Un incubo orwelliano sbalorditivo». «Literary Review» «Un romanzo incredibilmente scioccante con un umorismo infernale». «The Guardian»

– Scioccante –

Dopo aver letto una quarantina di pagine di  Otto mesi a Ghazzah street, ho capito il perchè il Literary Review ha definito questo romanzo: “Un incubo orwelliano sbalorditivo”.

Il libro di Hilary Mantel si apre con la voce di Frances, è lei a raccontarci la vita di Ghazzah. Lei, londinese, raggiunge il marito in Arabia Saudita. Nulla di eccezionale per una donna abituata a vivere con la valigia in mano, sempre pronta a spostarsi da un continente all’altro. Frances ed Andrew infatti, fino a poco tempo prima, vivevano in Africa.

Suggestivo il primo dialogo di Frances sull’aereo che la porterà in questa terra così misteriosa. Il personale di bordo prova a metterla in guardia. Una volta atterrata, la protagonista non potrà rimanere sola. A spiegarlo chiaramente è lo steward:

«Posso sempre prendere un taxi».
«Non lo può prendere, non la farebbero salire». (…)
«E’ pericoloso per un uomo far salire in macchina una donna che non conosce. Possono sbatterlo in galera».
«Ma è un tassista, il suo lavoro è far salire le persone che non conosce».
«Ma lei è una donna», disse lo steward. «E’ una donna, giusto? Non più una persona».

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Ma questo, come potrebbe pensare qualcuno, non è assolutamente un libro femminista e neppure un libro sui valori, né tanto meno sulle differenze tra mondo occidentale o orientale, con le consuete banalizzazioni. Di scontato in questo libro non c’è niente, nemmeno il finale. Otto mesi a Ghazzah street non è la descrizione di uno scontro tra culture, ma l’incubo di una donna che viene a contattato con un mondo completamente sconosciuto. Le regole islamiche sono molto rigide e non lasciano molte scappatoie, almeno per le donne. Frances sarà costretta a trascorrere molto tempo sola, con il suo diario, quasi murata in casa. Entrerà in contatto con le sue vicine, diversissime tra loro e ne diventerà amica, ma quel pizzico di malessere che sente dentro, non la abbandonerà mai.

Non mancheranno i colpi di scena, come la vita segreta degli appartamenti; non mancheranno intrighi, sofferenza e riflessioni.Sullo sfondo una meravigliosa ma spaventosa città cosmopolita a un passo dal Mar Rosso.

Gedda è una città cosmopolita, si dice. Si sentono parlare tutte le lingue, nei suq e nelle piazze si mescolano persone di tutti i colori. Ma non si fondono. Si formano dei ghetti perfino sui marciapiedi; le vesti vengono riaccostate nervosamente al corpo. Lo sconosciuto incontrato oggi, domani sarà ancora più sconosciuto.

Frances è prigioniera di questa città, di queste regole. Non esce quasi mai perchè quando lo fa non sa dove andare, dalle macchine escono insulti, dai conoscenti invitati a cena, aneddoti terrificanti sulle violenze al suq: “Sono state violentate ma.. se la sono cercata, avevano gli shorts”, una frase che purtroppo appartiene anche al nostro occidente.

Non c’è riposo, non c’è pace per Frances ed Andrew.

Otto mesi a Ghazzah street è…

Scioccante perchè la vita di Frances è un incubo. Rinchiusa in casa, sviluppa ansia e paranoia mentre fissa le lancette dell’orologio che si muovono così lentamente. Prigioniera di uno stile di vita che non le appartiene, sviluppa diffidenza, paura e insofferenza.

Ghazzah non è sicuramente il posto per lei ma, non sembra il posto adatto per nessuna persona di genere femminile. Hilary Mantel trascina il lettore nella testa e nel cuore di questa donna tormentata . In certi momenti mi è sembrato di percepire le stesse paure della protagonista. L’insofferenza verso il caldo, la paura del buio e l’isolamento di chi non riesce a tirare fuori davvero il proprio malessere. Consigliato per chi ha voglia di una lettura impegnativa ma al tempo stesso coinvolgente.

 

three-stars

Alcune note su Hilary Mantel

Hilary Mantel

Nata nel Derbyshire nel 1952, Hilary Mantel è una scrittrice britannica, prima donna ad essere stata insignita due volte del prestigioso Man Booker Prize: nel 2009 conWolf Hall  e ancora nel 2012 con Anna Bolena, una questione di famiglia, i primi due libri della fortunata trilogia sulla dinastia Tudor. La BBC ne ha tratto l’apprezzata serie tv Wolf Hall, che ha vinto il Golden Globe 2016 come miglior miniserie.

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