RECENSIONE: La figlia femmina (Anna Giurickovic Dato)

RECENSIONE: La figlia femmina (Anna Giurickovic Dato)Valutazione: four-stars

La figlia femmina di Anna Giurickovic Dato
Pubblicato da: Fazi Editore il January 26th 2017
Genere: Coming of Age, Contemporary Women, Family Life, Fiction, General, Narrativa italiana, Psychological
Pagine: 192
ISBN: 8893250926Acquista il libroAcquista ebook

La trama

Ambientato tra Rabat e Roma, il libro racconta una perturbante storia familiare, in cui il rapporto tra Giorgio e sua figlia Maria nasconde un segreto inconfessabile. A narrare tutto in prima persona è però la moglie e madre Silvia, innamorata di Giorgio e incapace di riconoscere la malattia di cui l’uomo soffre. Mentre osserviamo Maria non prendere sonno la notte, rinunciare alla scuola e alle amicizie, rivoltarsi continuamente contro la madre, crescere dentro un’atmosfera di dolore e sospetto, scopriamo man mano la sottile trama psicologica della vicenda e comprendiamo la colpevole incapacità degli adulti di difendere le fragilità e le debolezze dei propri figli. Quando, dopo la morte misteriosa di Giorgio, madre e figlia si trasferiscono a Roma, Silvia si innamora di un altro uomo, Antonio. Il pranzo organizzato dalla donna per far conoscere il nuovo compagno a sua figlia risveglierà antichi drammi. Maria è davvero innocente, è veramente la vittima del rapporto con suo padre? Allora perché prova a sedurre per tutto il pomeriggio Antonio sotto gli occhi annichiliti della madre? E la stessa Silvia era davvero ignara di quello che Giorgio imponeva a sua figlia?La figlia femmina mette in discussione ogni nostra certezza: le vittime sono al contempo carnefici, gli innocenti sono pure colpevoli. È un romanzo forte, che tiene il lettore incollato alla pagina, proprio in virtù di quell’abilità psicologica che ci rivela un’autrice tanto giovane quanto perfettamente consapevole del suo talento letterario.

 – Straziante – 

La figlia femmina di Anna Giurickovic Dato è un po’ un pugno nello stomaco. L’ho letto praticamente d’un fiato, non riuscivo a staccarmi da queste pagine che mi hanno suscitato emozioni discordanti.

Il libro è ambientato tra Rabat e Roma. Maria è la figlia di Silvia e Giorgio. Quest’ultimo è un diplomatico  trasferitosi in Marocco con la famiglia. Quella di questa famiglia, se così si può chiamare, assomiglia alle storie reali che nessuno di noi vorrebbe mai conoscere. Silvia non riesce ad accorgersi che suo marito è malato e le violenze che subisce Maria, quando ancora è una bambina, hanno il sapore del disgusto e dell’amore deformato, rovesciato… malato.

A nulla servono i richiami che le maestre fanno a scuola per segnalare il comportamento anomalo, o quantomeno preoccupante, della bambina. Solamente molto più tardi Silvia scoprirà il comportamento malato del marito.

«Dio almeno mi crede».
«Tutti ti crediamo».
«Tu non mi crederesti mai».
«A cosa non dovrei credere, Maria?».
«Che io sono un diavolo».
«Tu sei un angioletto, sei una bimba».
«Non è vero. Io il diavolo ce l’ho qua.
Ma non lo so chi ce l’ha messo, ci sono nata così».

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Il lettore viene informato subito, senza giri di parole, delle violenze subite da Maria ma  la storia si svolge in un altro tempo. Un tempo in cui Giorgio non fa più parte della famiglia. Siamo a Roma e Silvia ha una galleria d’arte e un nuovo compagno, Antonio. La donna decide di invitarlo finalmente a pranzo e fargli così conoscere la figlia. Ma l’incontro prende una piega totalmente inaspettata.

Ovviamente Maria non è una ragazzina come le altre, è piena di insicurezze e di sofferenze che la rendono veramente diversa. La mamma deve lottare per farla uscire di casa, per farle condurre un’esistenza, almeno all’apparenza, normale. Tentativi che cadono sempre più spesso nel vuoto.

Eppure quel giorno Maria ha un comportamento insolito. Le sue attenzioni non sono proprio innocenti nei confronti di Antonio, anzi cerca di provocarlo, con un bel vestito con alcune frasi lasciate in sospeso…

Vorrei poter dare la colpa a qualcuno, essere giovane e bella, aver tutto da imparare e non aver sbagliato ancora nulla. Vorrei poter essere ascoltata, prendere quel braccio disgraziato che versa altro vino alla bambina, farmi forza nelle mani e spezzarlo. Ordinare a mia figlia di andarsene, uno, due, tre, di non farsi più vedere sino a domattina. Vedere la paura nei suoi occhi e poi godere per le sue lacrime di scuse. Invece ho timore, ne ho quasi la certezza, che ogni mia parola sarà vacua.

Un gioco di seduzione fine a se stesso perchè ovviamente Maria non è realmente interessata al compagno della madre, che  alla viene allontanato da entrambe in malo modo.

La figlia femmina è…

E’ stato difficile scrivere questa recensione perchè questo libro è straziante, crudo e al tempo stesso non è volgare ma solo doloroso. Non ho mai letto niente di simile, nulla che rovesciasse così le convinzioni. Le vittime diventano carnefici e viceversa. Un punto di vista inedito su questi legami familiari così dolorosi che è difficile chiamarli tali. Cosa scatta nella testa di Maria che si sente così colpevole? E in quella di Silvia che vede la figlia comportarsi in quel modo con il compagno?

Consigliato a tutti quelli che hanno voglia di una lettura impegnativa ma scorrevole e senza dubbio originale.

four-stars

Alcune note su Anna Giurickovic Dato

È nata a Catania nel 1989 e vive a Roma. Nel 2012 un suo racconto si è aggiudicato il primo posto al concorso Io, Massenzio in seno al Festival Internazionale delle Letterature di Roma. Nel 2013 è stata finalista al Premio Chiara Giovani. La figlia femmina è il suo primo romanzo.

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