RECENSIONE: Il sale (Jean-Baptiste Del Amo)

RECENSIONE: Il sale (Jean-Baptiste Del Amo)Valutazione: four-stars

Il sale di Jean-Baptiste Del Amo
Pubblicato da: Neo Edizioni il 2013
Genere: Fiction, General
Pagine: 276
ISBN: 9788896176153

La trama

"Il sale" narra di un'unica giornata della vita di Louise e dei suoi tre figli, Jonas, Albin e Fanny. Vite legate e corrose dalla salsedine che respira dal mare di Sète lungo il distendersi di una scrittura sensuale e materica. Col pretesto di una cena, l'anziana madre decide di riunire i figli, ormai adulti e lontani, nella casa paterna. Sembra una tranquilla occasione per rivedersi, ma l'attesa dell'incontro assume per ognuno le forme di un confronto definitivo. Ciascuno sprofonderà nel proprio passato e nei ricordi di una storia familiare problematica e misteriosa.

– Sconvolgente –

Il sale di Jean-Baptiste Del Amo (NEO edizioni) è un libro che trascina, trasporta e poi, dopo averti fatto vorticare ti lascia su una spiaggia, senza fiato. Non avevo mai letto nulla di questo autore, ho scelto il Il Sale perchè e il libro vincitore del Modus Legendi (se volete saperne di più cliccate QUI).

La storia si svolge in meno di dodici ore. Protagonista un grande assente Armand, morto anni prima. Un padre e marito despota che ha condizionato a tal punto le esistenze dei membri della sua famiglia, da essere, ad anni di distanza dalla morte, ancora così presente nei gesti di tutti i personaggi.

Facciamo immediatamente la conoscenza della moglie, Louise, un’anziana donna che ha deciso di invitare i propri figli, a cena nella casa paterna.

Mentre Louise finiva di rifare il letto, l’inquietudine l’assalì alla gola. Armand si era frapposto tra lei e i suoi ragazzi. Pur essendo scomparso, era ancora fra loro il suo ostacolo ineludibile. Per lei sarebbe stato comunque impensabile circoscrivere il suo sposo al ruolo nel quale Jonas, per esempio, condannava il ricordo del padre. Armand era un essere particolare, Louise non aveva la pretesa di averlo conosciuto. Avevano vissuto l’uno accanto all’altra, non condividendo, in realtà, che dei brevi istanti, dei bagliori fugaci che li avvicinavano. Da questo, come avrebbe potuto affermare di conoscerlo?

Mentre Louise si interroga veniamo colpiti anche noi dal dolore alle mani, dal rimorso e dalle angosce. Cerchiamo anche noi, come lei, di compiere gesti insignificanti per soffocare un senso di colpa. Sì, ma quale?

L’invito provoca in tutti, anche se per ragioni diverse, le stesse sensazioni di inquietudine. Mentre abbandoniamo la madre nel bel mezzo dei preparativi, ci imbattiamo in Fanny, donna spenta e tormentata perchè ha subito un dolore che annienta: la perdita della figlia Léa. Anche questa assenza è così palpabile, è come un arto fantasma, il naturale prolungamento di Fanny che sopravvive al distacco dal marito e subisce lo stato di incomunicabilità con il figlio Martin. Quale madre può sopravvivere alla perdita di un figlio?

Non sono certo più felici Jonas, da sempre rifiutato da Armand per la sua omosessualità, e Albin. Il figlio che somiglia più di tutti al patriarca, l’uomo che avrebbe dovuto seguire una strada già tracciata, quella per il mare. Albin sta vivendo una separazione, quella dalla moglie. Non voleva diventare come suo padre, eppure gli somiglia così tanto…

Di Jonas conosciamo prima la figura sensibile, bambinesca per poi essere catapultati, come se fossimo su un’onda, nella sua sfera sessuale e amorosa. Dai rapporti fugaci, animaleschi, consumati sulle spiagge, fino ad arrivare alla passione bruciante, quella dell’amore per il compagno affetto da AIDS.

Aveva amato Fabrice e, quando pensava a lui, i loro anni in comune sembravano ridursi a un battito di palpebre nel quale era racchiusa l’essenza stessa dell’amore, dell’eccesso, della passione. Fin da principio, la morte annunciata di Fabrice aveva caricato i loro gesti di un’impazienza, di un fermento impetuoso che li aveva esaltati a dismisura.

Il Sale - Jean Baptiste Del AmoLe ore passano e il momento della cena si avvicina. Quasi tutti vorrebbero ripensarci mentre si avvicinano alla casa di Setè. In questa famiglia sono stati tutti prigionieri, del dolore, della violenza e dell’insofferenza.

Perchè Louise non si è mai ribellata ad Armand? Di questa donna dalla schiena curva, scopriamo tanto. Conosciamo la sua giovinezza, i primi anni di matrimonio con Armand, quelli trascorsi felicemente fino alla nascita di Fanny. Vediamo anche l’orrore che è costretta a subire quando si occupa del suocero. Un uomo allettato e arrogante che conosce solo il linguaggio delle botte. Un linguaggio che Armand, insieme al fratello, ha dovuto imparare molto presto.

Tutti prigionieri questi figli che guardano Louise sperando che sia lei a fornire la chiave, che sia lei a spiegare perchè quell’uomo, innamorato solo del suo mare, si è sempre comportato così duramente, creando dei traumi così profondi nelle vite dei personaggi.

Quanto possono parlare i silenzi? Quanto pesano i non detti?

Jean-Baptiste Del Amo ci trascina dentro questa casa, fatta di muri e segreti eterni.

Fanny proverà a stabilire un contatto fisico ed emotivo con la mamma tra le pareti della sua stanza da ragazzina, ma subito quel contatto provoca imbarazzo, stanchezza e paradossalmente distacco.

Durante la nona, ovvero la prima parte del romanzo, abbiamo fatto la conoscenza dei personaggi. Il requiem continua nella decima, è qui che i protagonisti si lasciano andare ai ricordi che li tormentano, mentre nella terza il registro cambia. Il romanzo resta corale, ma a parlare, sono i morti.

Quando tutto sarà finito, voi dubiterete di me, del ricordo che vi resterà di me. Le cose vanno così, i vivi travisano la memoria dei morti. Mai più sono lontani dalla verità.

Il sale è…

Prezzo: EUR 13,60
Da: EUR 16,00
Un libro che sconvolge. All’inizio ero scettica, non ero sicura che lo stile mi avrebbe coinvolta… quanto mi sbagliavo. Arrivata a metà è stato impossibile smettere. Volevo capire fino a che punto si era spinto Armand e con lui i suoi figli. Volevo sapere tutto degli amori di Jonas e del dolore di Fanny. Mi sono sentita un po’ morbosa, e forse un po’ malata come loro.

Il richiamo del sale è irresistibile Chi abita in una città di mare lo sa. Il sale ce l’hai sulla pelle, nel naso… il sale è una parte di te, perchè il mare è dentro di te. E’ l’odore della vita, del sesso.

Ma il Sale di Jean-Baptiste Del Amo non è quello che cura le ferite, è quello che le fa bruciare che sembra riaprirle. Sanguinano, e quando sembrano sul punto di essere ricucite non riescono a cicatrizzarsi.

Alla fine, non mi vergogno a dirlo, ho pianto per Armand, sono riuscita a provare empatia e Louise, anche con i suoi silenzi, ma con le spalle larghe, è il mio personaggio preferito. Solamente alla fine, sono riuscita a mettere insieme ogni pezzo, ogni storia e così l’ho apprezzato davvero.

Consigliato per… tutti. Leggetelo ne vale la pena.

four-stars

Alcune note su Jean-Baptiste Del Amo

Jean-Baptiste Del Amo

Jean-Baptiste Del Amo (al secolo Jean-Baptiste Garcia) è nato a Tolosa nel 1981. È stato paragonato a scrittori del calibro di Émile Zola, Honoré de Balzac, Alexandre Dumas, Patrick Süskind e Gustave Flaubert. Con le sue opere, nel 2006, è stato premiato come miglior “Giovane scrittore” di Francia; nel 2008 è stato finalista del Premio Goncourt e del Prix Médicis, al vertice di importanza tra i riconoscimenti letterari francesi. Tutti i suoi libri in Francia sono pubblicati da Gallimard. Il Sale è la sua prima opera tradotta in Italia.

8 Comments

  1. Assunta

    Grazie per la tua recensione che condivido pienamente. Un libro che lascia il segno. Ogni famiglia ha degli insoluti, dei non detto che appesantiscono i rapporti e i ricordi. Una giornata, quella dei protagonisti, di psicoterapia del profondo per rinascere consapevoli delle scelte che stanno attuando.
    Un bel libro

  2. mariateresa

    lo sto leggendo su consiglio di un’amica. La trama è indubbiamente interessante ed è una storia che offre diversi spunti di riflessione. Ciò che non gradisco affatto è la ridondanza delle descrizioni, ripetitive, scontate, noiose ed eccessive. Peccato perchè la storia potrebbe scorrere in modo avvincente e tenere il lettore “agganciato” mentre almeno per ora (sono a pagina 70) mi viene voglia di mollare… Ma proseguo nella lettura sperando di cambiare opinione.

    • Alessandra - La lettrice controcorrente

      Ha lo stile di un grande classico. Io ti consiglio di non abbandonarlo perché ogni elemento troverà il suo posto quando avrai finito di leggerlo. Dalla divisione dei capitoli alle voci dei personaggi che permettimi di dire, non sono né scontati né noiosi. Ma sono curiosa di conoscere la tua opinione una volta che arriverai alla fine!

    • Alessandra - La lettrice controcorrente

      E’ difficile da spiegare, non è solo commozione. E’ un libro che turba, è impegnativo, duro e ci vuole concentrazione ma io lo consiglio perché vale la pena leggerlo! E’ un piccolo gioiello ancora troppo poco conosciuto.

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