RECENSIONE: Guasti (Giorgia Tribuiani)

RECENSIONE: Guasti (Giorgia Tribuiani)Valutazione: three-half-stars

Guasti di Giorgia Tribuiani
Pubblicato da: Voland il 2018
Genere: Fiction, General
Pagine: 113
ISBN: 9788862433181
ASIN: B07G5DNFGSAcquista il libroAcquista ebook

La trama

Dopo la morte del compagno, fotografo di fama internazionale, Giada ha un insolito luogo dove andare a trovarlo: la sala in cui adesso è esposto il cadavere plastinato dell'uomo, trasformato in opera d'arte dal celebre anatomopatologo Dottor Tulp, come richiesto nelle sue volontà. Un countdown di trenta capitoli accompagna Giada nei trenta giorni di durata della mostra, e mentre i ricordi della vita vissuta all'ombra dell'amato si mischiano agli incontri con giornalisti, critici d'arte e visitatori, il premuroso "vigilante del piano di sotto" cerca di indicarle una via di uscita per quel lutto troppo difficile da elaborare. Quando tutto sembra potersi risolvere, ecco la notizia: un appassionato di arte è intenzionato ad acquistare il fotografo plastinato per la propria collezione privata. Giada è dunque chiamata a prendere una decisione: rischiare di non vedere mai più l'amato o finalmente agire?

– Intenso – 

Guasti di Giorgia Tribuiani (Voland) è una lettura intensa, impegnativa e che non lascia indifferenti.  Guasti è un libro che si legge con tutti i sensi. Ho teso le orecchie per carpire i sussurri di chi visita la mostra, ho fissato quella donna strana ed elegante che non si allontana mai dal fotografo, ho sentito l’odore del freddo delle sale, eh sì perché anche il freddo per me ha un odore, ho percepito sulla pelle l’umidità del bagno, il freddo del pavimento, il formicolio di braccia e gambe, il sangue che pulsa nelle orecchie e il cuore che può scoppiare in petto.

Poche righe e Tribuiani ci scaraventa in una storia che cattura, da subito, l’attenzione. Come dopo una lunga apnea, quando sono arrivata a  metà libro ho ripreso fiato: quanta potenza in quelle prime sessanta pagine. Quanto, dolore, sofferenza, quanti dubbi.

La premessa è che io alla mostra Real Bodies sono andata veramente. E’ stata un’esperienza molto forte. Ad impressionarmi non sono stati soltanto i corpi plastinati, o plastificati come li chiama la protagonista del libro, ma il fatto che non sapessi collocare nella mente ciò che guardavo. L’esposizione di un cadavere… una persona che diventa arte, scienza… Una persona o solo il suo involucro? Le grottesche pose di artisti, atleti condannati all’immobilità perenne, sono rimaste nella mia mente. Per me è stata una prospettiva spaventosa. Qualcuno aveva detto: “Ci mostra come siamo fatti”, ma non mi trovo d’accordo. Siamo molto più di un insieme di muscoli e nervi.

Lo sa molto bene Giada, la protagonista di Guasti che ogni giorno si trova a guardare il cadavere del fidanzato, un famoso fotografo conosciuto ed apprezzato a livello europeo, ora divenuto una delle attrazioni della mostra del dottor Tulp.

E’ difficile raccontare una storia che è fatta di domande, confini che sconfinano e sentimenti che precipitano. Cosa succede quando muore qualcuno a cui teniamo siamo capaci, più o meno tutti, di immaginarlo. Ma cosa succede se il suo corpo rimane qui, con noi? Se a far compagnia ai ricordi, al dolore, alle sensazioni ci fosse anche il suo corpo, spogliato, modificato a piacimento da un artista? Non solo, e se noi non fossimo gli unici a poterlo vedere? Se venisse esposto come un’opera d’arte, un animale al circo, al giudizio, ai commenti altrui? Come potremmo sopportarlo?

Giada ogni giorno si reca dal fotografo,  così diverso da quell’uomo  dinamico, pieno di vita, accerchiato dai flash dei fotografi, costretto ora con la sua Nikon in mano a cercare di immortalare una teca in cui vengono racchiusi i polmoni di un altro corpo immolatosi per la scienza. Un contrasto agghiacciante.

Io non credo che l’uomo sia un’opera d’arte, e vuole sapere perché? Perché l’arte è un prodotto dell’uomo, il segno tangibile della sua grandezza, certo, ma anche della sua fragilità. Arte è solitudine,  il tentativo di fermare qualcosa di vero e la speranza che qualcuno si fermi a guardarlo. Arte è prendere il proprio dolore, la propria disperazione, e provare a convertirli in bellezza, trovare al male un senso e una posizione; una giustificazione. Arte è comprendere di essere di passaggio , gratuiti, superflui, e non saperlo o volerlo accettare.

Mentre le giornate scorrono e credetemi,  nonostante l’immobilità dei corpi, nessuna è uguale a un’altra, Giada fa la conoscenza del sorvegliante del piano di sotto, di un giornalista che la intervista e rincontra una sua vecchia amica.

Giada è circondata da persone sconosciute ma non riesce a comunicare con nessuna di loro. Prigioniera di questo scherzo del destino, cerca solo gli occhi vitrei del fidanzato. Fissa la sua escrescenza sulla testa, quel maledetto difetto tenuto nascosto per anni e ora esposto alla derisione, senza pudore. No, quello Giada non può sopportarlo. Non può restarsene indifferente mentre gli sguardi degli sconosciuti si posano squadrando così l’uomo che ama.

Urla che rompono il silenzio, gambe che tremano, il rumore del blister che contiene gli ansiolitici, l’acqua che scorre, il trucco che inesorabilmente si disfa. Siamo anche noi in quel bagno, con quella donna che non riesce a reagire, fino al momento in cui qualcuno, le suggerisce un’idea.

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Il sorvegliante non ha un nome ma ha uno scopo: tenderle la mano. Ripartire dalle piccole cose, ricominciare. Perché gli esseri umani, dopotutto, ricominciano ogni volta. Dalle colazioni insieme fino ai discorsi sui rapporti d’amore che diventano dipendenze, fino alle riflessioni sull’identità, le conversazioni tra i due sono frammentate e profonde. Giada ha perso la propria identità ma non ora che il compagno è morto, forse è successo quando l’ha incontrato, quando si è messa da parte per lui, per far posto alle mani che si stringono, ai fiori, al successo.

La confusione mentale di Giada aumenta quando arriva un collezionista d’arte interessato ad acquistare l’opera, a comprare il suo fidanzato. Pensare a lui che diventa un appendiabiti, o il compagno di statue finte o un oggetto chiuso in un armadio è troppo anche per lei. Che fare? Lasciarlo andare oppure provare ad impedire la vendita?

Ogni uomo, alla fine, uccide ciò che ama.

Guasti è…

Una lettura intensa. Mi ha colpito molto Giada. Oltre al dolore si trova prigioniera.

La mia vita intera ruotava intorno a lui e neppure la morte ha cambiato le cose: almeno finché non ho trovato… Un nuovo amore?

La sofferenza sembra annullarla ed esiste solo quando è alla mostra. Quando va a casa, il tempo sparisce, smette di scorrere, anzi di esistere. Sappiamo quello che ha fatto o che ha sognato quando era a casa, esclusivamente quando si trova davanti all’amato. Sussurra, urla, piange e ride come chi è combattuto. Come chi ha passato troppo tempo a vivere nell’ombra di qualcuno e ora, nemmeno con la morte riesce a “liberarsi” del fidanzato, condannata ad orbitargli intorno ogni giorno.

Consigliato per chi vuole una storia forte, originale e che spinge al limite. Non è un libro per tutti forse, ma è sicuramente un libro che tutti dovrebbero leggere.

three-half-stars

Alcune note su Giorgia Tribuiani

Giorgia Tribuiani

Nata a San Benedetto del Tronto nel 1985, attualmente vive a Bologna e lavora nel campo della comunicazione. Laureata in Editoria e giornalismo presso la facoltà di Lettere e filosofia, per cinque anni è stata responsabile della sezione letteratura per la rivista di arte e cultura “Re-volver”. Da ottobre 2017 collabora con la Bottega di narrazione di Giulio Mozzi. Nel 2008 ha pubblicato la raccolta di racconti Cronache degli artisti e dei commedianti (Tespi). Guasti è il suo primo romanzo.

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