RECENSIONE: A Calais (Emmanuel Carrère)

RECENSIONE: A Calais (Emmanuel Carrère)Valutazione: two-half-stars

A Calais di Emmanuel Carrère
Traduttore: Lorenza Di Lella, Maria Laura Vanorio
Pubblicato da: Adelphi il 2016-05-05T00:00:00+02:00
Genere: Literary Collections, Essays
Pagine: 49
ISBN: 9788845978111
ASIN: B01EYLHTXQAcquista il libroAcquista ebook

La trama

«Quello che mi interessa è poter scrivere un reportage nello stesso modo in cui scriverei un libro» afferma Emmanuel Carrère. Così, della «Giungla» di Calais, non ci racconta il fango, la violenza e la miseria del campo, bensì tutto quello che c'è attorno: la rabbia e la frustrazione di una parte dei calesiani; la compassione e la solidarietà di un'altra parte; le fabbriche e i quartieri abbandonati; l'immane apparato poliziesco; il circo mediatico; il «turismo del dolore». E lo fa nel suo modo affabile e diretto, con lo sguardo, insieme lucido ed empatico, di chi si interroga costantemente su tutto – anche su se stesso.

 -Amarezza –

A Calais  di Emmanuel Carrère (Adelphi) è un reportage commissionato dal trimestrale XXI nel 2016. E’ la prima volta che leggo qualcosa di  Carrère e non sono riuscita a farmi un’idea chiarissima su di lui perché il libro è molto breve, meno di cinquanta pagine in un formato decisamente piccolo.

Il tema è attualissimo: l’invasione dei migranti, paura, odio e povertà tengono in ostaggio la zona. Carrère trascorre due settimane a Calais per scrivere il reportage e vi si dedica come farebbe con un libro, cercando quindi un punto di vista originale per raccontare la sua storia. L’autore è solamente uno dei tanti, tantissimi giornalisti, che si è recato a visitare la bidonville più grande d’Europa. Lo scrittore vuole parlare di Calais e dei suoi abitanti.

Il libro si apre con la lettera di una giornalista sotto pseudonimo che vuole dissuaderlo da scrivere il reportage. Potrebbero mai bastare quindici giorni per vivere e capire una città?

Pro e contro migranti sono espressioni bizzarre. Pro migranti nel vero senso della parola non ce ne sono, dato che nessuno è favorevole ad avere alle porte di una città di settantamila abitanti una popolazione di settemila disgraziati ridotti allo stremo, che dormono in tende di fortuna, nel fango, al freddo e che ispirano, a seconda del carattere di ciascuno, apprensione, pietà o sensi di colpa.

Chi è contro urla che se ne devono andare, che bisogna mandarli a casa tutti (vi ricorda qualcosa?). Queste famiglie vivono disperatamente nella giungla, ammassati, senza alberi intorno, costantemente controllati come in un regime di terrore.

Sembra di essere in un film di guerra o in un videogioco postapocalittico… È tutto un roteare di lampeggiatori, ululare di sirene, rincorrersi di uomini.

Il disagio francese si percepisce: le attività turistiche vanno a rotoli, il clima di paura viene alimentato da voci, fatti reali, telegiornali e qualcosa di impossibile da sradicare: la diffidenza nei confronti di chi è diverso da noi.  Solo dopo aver messo in chiaro i sentimenti di chi abita a Calais Carrére si sposta dalla parte di chi abita la giungla.

Il battibecco tra Marguerite e lo scrittore dà vita ad interessanti riflessioni.

Sa, Carrère, qual è la cosa più difficile qui? L’inerzia delle cose. Se non si vuole correre il rischio di schiantarsi al suolo è meglio volare basso. Perché in questa città niente va per il verso giusto. Tutto si è fossilizzato, i radical chic chiusi nella loro bolla di vetro, i fessi nei loro casermoni di periferia, i politici nel loro grottesco habitus politichese, i professionisti del filo spinato tutt’intorno alla circonvallazione e nella zona dell’Eurotunnel.

Il paradosso è che per i migranti questa situazione di estremo disagio è temporanea, mentre per gli abitanti questo stile di vita, è una condanna perenne.

Ma ci deve essere altro, altro oltre ai regolamenti di conti, agli stupri, alla violenza e al terrore. C’è ancora speranza A Calais? C’è ancora una luce per abitanti e migranti?

A Calais è…

A Calais è un libro amaro.  Carrère descrive una realtà difficile da digerire. E’ vero, qui gli uomini sembrano divisi in due fazioni ma nessuna delle due se la passa meglio dell’altra. Lui è soltanto l’ennesimo scrittore, giornalista, che documenta il disagio e per quanto la sua prospettiva sembri originale… non lo è. Le frasi sono quelle che abbiamo sentito nelle nostre città: “Sono poveri ma hanno cellulari da seicento euro”, “Scappano dalla povertà ma stanno meglio di noi” e anche il messaggio di speranza alla fine non riesce a consolarci abbastanza.

Io credo che la scrittura, la letteratura, e in generale la parola scritta possa cambiare il mondo quindi mal digerisco l’arrendevolezza (presunta) di Carrère. Fotografa senza orpelli una realtà difficile e ci mette di fronte al fatto che non ci sono soluzioni per Calais e questa è la sconfitta dell’Europa.

Consigliato per chi ha voglia di leggere qualcosa in breve tempo, per chi come me ama i reportage e per chi si avvicina a questo autore per la prima volta, anche se, le pagine sono troppo poche per capirlo fino in fondo.

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Alcune note su Emmanuel Carrère

Emmanuel Carrère

Emmanuel Carrère è scrittore, regista e sceneggiatore francese.
Laureato all’Istituto di Studi Politici di Parigi, è figlio di Louis Carrère e della sovietologa e accademica Hélène Carrère d’Encausse, prima donna ad essere eletta nell’Académie française, figlia di immigrati georgiani che fuggirono la Rivoluzione russa.
I suoi esordi sono stati nella critica cineatografica, per «Positif» e «Télérama». Il suo primo libro, Werner Herzog, un saggio, è stato pubblicato nel 1982.
Il suo esordio come romanziere risale invece al 1983: è L’amico del giaguaro, pubblicato da Flammarion. Il successivoBravura (1984, in Italia pubblicato nel 1991 da Marcos y Marcos), invece, è stato pubblicato da POL, editore con il quale da allora non ha più interrotto i rapporti. Nel 1986 è uscito Baffi (da cui nove anni dopo lo stesso Carrère ha tratto l’omonimo film), nel 1988 Fuori tiro, nel 1995 La settimana bianca, nel 2000 L’avversario, nel 2002 Facciamo un gioco, nel 2007 La vita come un romanzo russo, nel 2009 Vite che non sono la mia e nel 2012 Limonov (con il quale vince il Prix Renaudot).
Tradotta in Italia dal 1996 al 2011 per l’editore Einaudi, che ne ha pubblicato 5 titoli, l’opera di Carrère viene rilanciata nel 2012 da Adelphi con la biografia del controverso personaggio Limonov, finalmente bestseller di vendite, e la ripubblicazione delle opere precedenti.
Nel 2015 sempre per Adelphi esce Il regno, a cui seguono A Calais (2016), Io sono vivo, voi siete morti (2016), Propizio è avere ove recarsi (2017), Un romanzo russo (2018).

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